Cade in un pozzo come Alfredino La Spagna in angoscia per Yulen

Il bimbo di due anni giocava in giardino, i genitori preparavano il pranzo. Per salvarlo anche un robot, ma il cunicolo è ostruito

Roberto Pellegrino

Madrid È un pozzo profondo 110 metri e largo 25 centimetri dentro il quale, da due giorni, la Spagna guarda e spera come nel 1981 l'Italia sperò e pianse per il piccolo Alfredino Rampi, 6 anni, a Vermicino. Anche stavolta uno scavo d'introspezione usato dai contadini per l'acqua e lasciato incustodito ha inghiottito un bimbo, Yulen, due anni. Domenica pomeriggio giocava nella campagna di Totalán (Malaga) assieme a un coetaneo. I suoi genitori, nel giardino di casa a pochi passi, erano impegnati a preparare il pranzo. Lo controllavano a distanza, quando, in un attimo, è scomparso, precipitato nelle viscere del terreno.

Sul luogo sono subito arrivati in cento tra vigili del fuoco e operai. E da subito è iniziata la disperata corsa contro il tempo. Un robot, giunto da Madrid, è sceso fino a 73 metri di profondità, fermandosi impotente davanti a un'ostruzione del pozzo da cui, per alcune ore, era fuoriuscito il pianto straziante di Yulen. Poi nulla, un silenzio agghiacciante rotto dal pianto dei genitori, José Roselló e Victoria Garcia, due ventenni di Málaga, sconvolti nel 2017 per la perdita del primogenito di tre anni, Òliver, morto per un difetto cardiaco.

Nella tarda sera di lunedì, a oltre trenta ore dall'ultimo lamento di Yulen, i tecnici parlavano ancora di almeno quattro ore di scavi perché si era individuato il punto in cui il bimbo era intrappolato. Sicuramente oltre gli 80 e i 90 metri. Nel frattempo era stato deciso dai soccorritori di mettere in atto tre soluzioni per raggiungerlo: scavare un pozzo parallelo, senza provocare eventuali frane e, come terza opzione, liberare i detriti che tappano il pozzo.

Durante i lavori di perlustrazione dello stretto budello scavato nella campagna per attingere al ruscello Olía e al fiume Totalán che portano acqua ai campi coltivati, è stato trovato il sacchetto di caramelle che Yulen aveva con sé al momento della caduta nel pozzo.

Alle nove di ieri sera, la Spagna rimaneva davanti alla tv e a Internet col fiato sospeso, pregando per le sorti del piccolo Yulen. Nessuno osava pronunciare ancora la parola «fine» per un bambino così piccolo, intrappolato in profondità, chiuso da un tappo di terreno e con pochissimo ossigeno a disposizione. Lo stesso premier Pedro Sánchez, di ritorno da Bruxelles, si è rivolto ai genitori del piccolo, invitandoli a «non perdere le speranze», mentre Susana Díaz, governatrice dell'Andalusia, ha invitato alla preghiera e a vigilare sempre sui figli.

Quel pozzo non era segnalato né protetto, un buco profondissimo, alto quanto un palazzo di trenta piani, privo di una qualsiasi copertura o di una griglia di sicurezza. Il viceprefetto di Malaga, giunto lunedì mattina sul luogo, ieri non si dava per vinto e ripeteva alla stampa. «Sono più di cento uomini impegnati e nessuno si sta risparmiando da oltre trenta ore. Non ci daremo pace fino a quando non lo porteremo in superficie. Questa coppia ha già visto morire un figlio». Il portavoce della Guardia Civil, Bernardo Moltó, nell'ultima intervista ala stampa, ha scartato le tre ipotesi di salvataggio, parlando di «avere iniziato a intubare i 25 centimetri di larghezza del pozzo» per scongiurare eventuali frane e non seppellire il bimbo. Una potente pompa aspiratrice divora il terreno con un rumore assordante e riempie l'aria di polvere. La Spagna trattiene il fiato, guarda in quel maledetto buco e spera di svegliarsi martedì con un miracolo.

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