
Il frecciargento che da Roma ci porta a Gioia Tauro, in Calabria, è in ritardo di soli 13 minuti. Chi ci siede accanto tira un sospiro di sollievo: "Poteva andare peggio". Quando arriviamo nella Piana, alle 13.53, la stazione è deserta. Solo qualche madre e padre pronti a riabbracciare i figli venuti da su, dal Nord. L'aria è umida, calda. L'estate qui sembra tutt'altro che finita. Per strada già si vedono i tabelloni elettorali, un segnale che tra qualche settimana si andrà al voto per eleggere il nuovo presidente della Regione. I calabresi saranno chiamati alle urne il 5 e 6 ottobre. Da un lato il presidente dimissionario di Forza Italia Roberto Occhiuto e, dall'altro, il contiano Pasquale Tridico. Sono loro a giocarsi la partita. Le strade di Gioia Tauro sono vuote, è l'ora del pranzo. Al Sud è sacro. Ci fermiamo nel primo bar che troviamo aperto in cerca di ristoro. È lì che incontriamo uno spietato commentatore. "Occhiuto vince, può starne certo. Quello là, il cinquestelle" - Pasquale Tridico, intende? - "lui, sì è arrivato e ha promesso il reddito di cittadinanza. È convinto di comprarci!", afferma perentorio il signor Rocco che, con rispetto, ci permettiamo di correggere: ha promesso il reddito di dignità, non di cittadinanza. "È la stessa cosa! Tutte scemenze per prendersi i voti". Risponde scocciato. Qui le promesse elettorali sembrano non convincere più nessuno. Gioia Tauro sarebbe dovuta essere la locomotiva della Calabria, la città dell'industria. Il suo porto è un punto di forza, ma è il retroporto che non funziona. Nella ZES, la zona economica speciale, sarebbero dovute fiorire le imprese. Una dopo l'altra. Oggi, invece, è solo una landa desolata. Il lavoro? Non c'è. I capannoni industriali costruiti grazie a dei finanziamenti sono tutti abbandonati. I rovi hanno coperto tutto. E pensare che l'ex presidente del Partito Democratico, Mario Oliverio, nel 2015 promise 800 posti di lavoro per una fabbrica di auto. "Lei l'ha mai vista? Noi qui non abbiamo visto nulla. Ogni volta promettono e poi non fanno niente!", ci dice Giuseppe, che incontriamo nel deserto della zona industriale. Fa volare il suo aeroplano telecomandato, lo spazio che sarebbe dovuto essere occupato dalle industrie è libero. In lontananza si sentono le sirene del porto. "Oggi le cose vanno bene, il porto va alla grande. Ultimamente la politica si è impegnata per far funzionare le cose, movimentiamo migliaia di teus (containers ndr) al giorno. Ora funziona anche lo snodo ferroviario. La cassa integrazione è un lontano ricordo", ci dice Carmelo, ex sindacalista, impegnato per anni nella difesa degli operai. Qui in molti promuovono l'attivismo di Roberto Occhiuto anche se "ha sbagliato a dimettersi, avrebbe dovuto continuare", ci dice Pasquale. Ma cosa pensate del reddito di dignità promesso da Tridico? Ridono. Sul serio - chiediamo - ci sperate? "Noi vogliamo il lavoro. La dignità del lavoro, non il reddito di dignità. Ricordiamo i frutti disastrosi del reddito di cittadinanza, vogliono forse replicarli?", si chiedono un gruppetto di operai fuori da una trattoria sulla Statale 18, che prepara ottimi spaghetti con la 'nduja. Nonostante il caldo. Interviene Antonio, operaio edile: "Senta, scriva che noi non siamo stupidi! Lo scriva, mi raccomando" - assolutamente, prendo nota - . "Se pensano di comprare i nostri voti con la promessa del reddito si sbagliano.
Queste cose parlando con rispetto fanno girare le scatole. Non abbocca più nessuno, vogliamo i fatti". Roberto Occhiuto usa la sua pagina Instagram per pubblicare ciò che ha fatto in quattro anni, Tridico deve affidarsi alle promesse che, qui, sembrano non gradire.