Coronavirus

Calano i contagi e frenano le ospedalizzazioni. È la prima volta dopo 9 settimane in aumento

Nessun cambio di fascia delle Regioni, la Sardegna rimane in bianco

Calano i contagi e frenano le ospedalizzazioni. È la prima volta dopo 9 settimane in aumento

Casi in calo per la prima volta da giugno e ospedalizzazioni in frenata, anche se ci sono 4,1 milioni di over 50 che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale. L'ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, riferito alla prima settimana di settembre, fotografa una situazione dell'epidemia in miglioramento, con una diminuzione del 12,5% delle infezioni.

Incoraggiante anche il bollettino di ieri, con 5.522 nuovi contagi (contro i 5.923 di mercoledì e soprattutto i 6.791 di giovedì scorso), anche se purtroppo ci sono 59 decessi. Dal 1 al 7 settembre solo 3 Regioni hanno registrato un incremento percentuale dei nuovi casi, mentre in 9 crescono gli attualmente positivi. Sembra comunque scongiurato il pericolo che la Sardegna finisca in fascia gialla. Nell'isola è calata l'incidenza dei contagi ogni 100mila abitanti, passata da oltre 150 a una media fra 80 e 90. «Anche se resta critica la situazione degli ospedali, dove sia le terapie intensive che i reparti ordinari registrano un'occupazione pari al 14%, quattro punti percentuali in più rispetto al consentito in zona bianca per le prime e uno in meno per le seconde», spiega l'assessore della Sanità, Mario Nieddu. Seppur lontana dal tornare in zona bianca, la Sicilia resta in giallo e anche la Calabria non dovrebbe per il momento retrocedere.

Il trend della curva epidemiologica è positivo. «Diminuiscono i nuovi casi settimanali sia come numeri assoluti che come media mobile dei casi giornalieri che si attesta a 5.644», spiega Cartabellotta. Ed è in miglioramento anche la situazione negli ospedali, che vedono solo +1,3% di ricoveri in area medica e +3,5% in terapia intensiva. Il monitoraggio mostra che a livello nazionale il tasso di occupazione rimane basso (7% in area medica e 6% in area critica), seppure con notevoli differenze regionali: Sicilia e Calabria sono sopra la soglia del 15% e la Sicilia supera anche il 10% nelle terapie intensive. Rimane il nodo dei no-vax, o almeno di quei 3,16 milioni di over 50 che non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino. Il problema di questa fascia di età, con un tale numero di indecisi nonostante i rischi e la contagiosità della variante Delta, preoccupa molto il commissario Figliuolo. Ma nonostante i ripetuti appelli il gap sembra destinato a rimanere. Cartabellotta, inoltre, ritiene una «chimera» il raggiungimento dell'immunità di gregge, benché se ne parli. Perché non ci sono vaccini approvati per gli under 12 anni (il 9,9% della popolazione) tra cui il virus continua a circolare. Impensabile, dice il presidente di Gimbe, inseguire una percentuale di popolazione vaccinata in grado di «spegnere» l'interruttore della circolazione virale. «L'obiettivo è quello di vaccinare tutti coloro che non presentano controindicazioni, al fine sia di una protezione individuale da malattia grave o decesso, sia di ridurre al minimo la circolazione virale». In altre parole: «obbligo vaccinale».

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