Calderoli in sciopero della fame: "Stop al silenzio sui referendum"

Dalla mezzanotte partirà lo sciopero della fame del leghista Roberto Calderoli: "O crolla il muro del silenzio o andrò avanti fino al 12 giugno o finché resterò in piedi"

Calderoli in sciopero della fame: "Stop al silenzio sui referendum"

Uno sciopero della fame per mandare un messaggio chiarissimo: porre fine al silenzio che continua a essere assordante per quanto riguarda i referendum sulla giustizia che si terranno domenica 12 giugno. L'iniziativa è stata lanciata dal leghista Roberto Calderoli, che da questa notte a mezzanotte farà partire uno sciopero della fame: "O crolla il muro del silenzio o andrò avanti fino al giorno 12 o finché resterò in piedi". Si tratta di un gesto "forte ma non violento", che si è reso necessario per "dare un messaggio forte" in vista della consultazione popolare.

Il vicepresidente del Senato inoltre si è espresso in seguito alle polemiche su Luciana Littizzetto per il suo intervento sui referendum: "L'apoteosi c'è stata con il monologo della Littizzetto". Il leghista però ha voluto ringraziare la comica italiana "anche se ha sbertucciato i referendum, perché ne ha parlato in prima serata".

La lettera a Mattarella

Calderoli e Irene Testa (tesoriere del Partito Radicale) hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per sottolineare l'importanza dell'appuntamento politico e denunciare il ridotto spazio di informazione riservato ai quesiti referendari: la situazione viene giudicata "platealmente intollerabile".

Da qui la scelta di rivolgersi direttamente al capo dello Stato, nella speranza che gli organi preposti "possano sensibilizzarsi ad una migliore e più attenta garanzia di confronto e dibattito". Anche Irene Testa si affiancherà allo sciopero della fame di Roberto Calderoli. L'auspicio è che venga ripristinato "il diritto inalienabile dei cittadini ad essere informati" sulla data ormai imminente dei referendum del 12 giugno, che a oggi risulta essere "totalmente ignorata".

Proprio nella giornata di ieri l'Agcom ha richiamato la Rai e tutti i fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici operanti in ambito nazionale: l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha chiesto di garantire una "adeguata copertura informativa" sulle tematiche che saranno oggetto dei referendum, esponendo in maniera "corretta, imparziale e completa" le ragioni del sì e del no.

Il presidio della Lega

La Lega continua a rimarcare con irritazione che non viene riscontrata una sufficiente comunicazione e informazione in merito ai quesiti referendari. Il Carroccio ha infatti deciso di promuovere un presidio davanti al palazzo di giustizia di Milano al fine di denunciare "il silenzio dei media e delle istituzioni".

Dal partito guidato da Matteo Salvini viene fatto notare che l'appuntamento dei referendum è assai importante: nel caso in cui si dovesse raggiungere il quorum (50%+1) e vincessero i "sì", si potrebbero mettere i primi tasselli per avere a che fare con una giustizia "più giusta, più equa, più corretta ed equilibrata tra i soggetti che partecipano al mondo del sistema giudiziario".

Lo stesso Matteo Salvini, intervenuto in diretta su Facebook, ha ribadito l'impegno per provare a "superare il bavaglio, l'indegna congiura del silenzio che la sinistra, Pd-5 Stelle portano avanti". "Stanno rubando la democrazia, questa è censura. Vogliono continuare ad usare i tribunali per vincere le elezioni con le sentenze dei giudici", ha aggiunto il leader della Lega.

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