Come cambia la manovra dopo i diktat di Bruxelles

Quota 100 «light», tagli alle pensioni e pochi soldi per le imprese: tutto per il reddito di cittadinanza

Come cambia la manovra dopo i diktat di Bruxelles

L'accordo con l'Europa è stato annunciato in via informale dal ministero dell'Economia. Palazzo Chigi va con i piedi di piombo. Il dato di fatto è che la legge di Bilancio nella sua ultima formulazione ancora non esiste perché ancora oggetto delle ultime trattative tra Roma e Bruxelles. Si può, tuttavia, provare a redigere un elenco sommario dei contenuti anche alla luce di alcune proposte di modifica presentate ieri in Senato.

QUOTA 100

Dal 2019 e fino al 2021 sarà possibile andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi. Le finestre, però, sono mobili (3 mesi per i dipendenti del settore privato; 6 per quelli pubblici e 2 in più per gli insegnanti). La platea interessata è di circa 800mila persone nel triennio delle quali 350mila almeno l'anno prossimo. Lo stanziamento è di 4,7 miliardi e comprende anche il rinnovo per un anno di Ape sociale opzione donna. Le regole della legge Fornero (67 anni di età con 20 di contributi o 42 anni e 10 mesi) restano in vigore. La penalizzazione per chi si ritira prima e il divieto di cumulo con redditi da lavoro dipendente per 5 anni dovrebbero funzionare da dissuasori consentendo un risparmio ulteriore rispettoa uno stanziamento già ridotto di 2 miliardi.

IL TAGLIO DELLE PENSIONI D'ORO

Il taglio delle pensioni più ricche, le cosiddette d'oro, scatterà da 100mila euro lordi e non da 90mila. La riduzione per gli assegni tra i 100mila e i 130mila, il primo dei cinque scaglioni messi a punto, sarà del 15%. La misura sarà inserita in manovra con un emendamento dei relatori o del governo. La durata è prevista in 5 anni, due in più rispetto ai tre nei quali sperava la Lega. Rispetto all'emendamento presentato dal M5s alla legge di Bilancio, è attesa una rimodulazione del taglio: sarà del 25% per gli assegni tra i 100 e i 200mila euro; del 30% fino a 350 mila; del 35% tra 350mila e 500mila; del 40% per assegni sopra il mezzo milione.

IL REDDITO DI CITTADINANZA

È la misura di bandiera dei Cinque stelle ma è stata ridimensionata. I 780 euro mensili saranno erogati in base all'Isee (previste decurtazioni se si è possessori della prima casa) a una platea potenziale di 5 milioni di persone. Lo stanziamento 2019 è di 6,1 miliardi calcolato sulla base della partenza ad aprile e su un 10% di adesioni in meno. Un altro miliardo andrà ai centri per l'impiego, ma dei 7,1 miliardi complessivi due proverranno dallo stanziamento per il Rei (reddito di inclusione). Le stesse risorse serviranno anche per le pensioni di cittadinanza, cioè per alzare le minime a 780 euro. Il Fondo per l'erogazione del sussidio è «in comune» con quello di quota 100. Le risorse verranno reperite anche tramite il taglio delle pensioni d'oro.

MENO TASSE ALLE IMPRESE

Il ddl Bilancio prevede dal 2019 un'aliquota unica al 15% per partite Iva e piccole imprese con redditi fino a 65mila euro. La misura è cifrata solo 330 milioni. Dall'anno successivo si dovrebbe introdurre una seconda aliquota del 20% per i redditi fra 65 e 100mila. Deducibili da Ires e Irap l'Imu pagata sui capannoni fino al 40%. Ieri i relatori hanno presentato un emendamento che taglia di 410 milioni per il 2019 le tariffe Inail. La stessa proposta di modifica fissa la riduzione dei premi e contributi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro a 525 milioni per il 2020 e 600 per il 2021.

I DEBITI DELLA PA

La Cassa depositi e prestiti scende in campo, per aiutare le pubbliche amministrazioni a rispettare i tempi di pagamento per le prestazioni effettuate dei privati. La misura è prevista da un emendamento al ddl bilancio, presentato dal governo in commissione Bilancio al Senato. Con la proposta di modifica, si legge nella relazione illustrativa, si introduce la possibilità, per le istituzioni, gli intermediari finanziarie, la Cassa depositi e prestiti di «concedere anticipazione a Regioni (anche per conto dei rispettivi enti del servizio sanitario nazionale) ed enti locali, (compresi gli enti in dissesto)». Con le risorse messe a disposizione potranno essere saldati i debiti certi, liquidi ed esigibili maturati fino al 31 dicembre 2018 nei confronti dei propri fornitori di beni e servizi. I Comuni che sono andati in dissesto finanziario nel secondo semestre 2016 possono chiedere al Viminale un anticipo di somme per i pagamenti in sofferenza fino a un massimo di 20 milioni di euro (o 300 euro per abitante). Le somme anticipate sono da restituire in tre anni.

DISMISSIONI IMMOBILIARI

Una delle carte che il governo ha giocato con Bruxelles per ottenere l'ok sul fatidico 2,04% è quello delle dismissioni degli immobili pubblici che dovrebbero fruttare almeno un paio di miliardi (aggiungendosi a oltre un miliardo di spending review aggiuntiva). Il complesso delle privatizzazioni dovrebbe portare, nelle idee del Tesoro, circa l'1% del Pil, ossia 18 miliardi. Per rendere più appetibile agli investitori il mattone di Stato «sono ammissibili anche le destinazioni d'uso e gli interventi edilizi consentiti per le zone territoriali omogenee all'interno delle quali ricadono tali immobili».

MILLEPROROGHE

Inserito in manovra anche il milleproroghe di fine anno. Riscadenzati il via al nuovo regime delle intercettazioni e i termini per le assunzioni nelle forze dell'ordine. Nella pa sarà possibile continuare a stipulare contratti co.co.co.

Commenti