Cambia il presidente dell'Asi. Guerra spaziale tra Lega e M5s

Rimosso all'insaputa dei grillini Battiston, confermato a maggio dal governo Pd. Il Miur: nomina irregolare

Cinque stelle e Lega alle guerre spaziali. Il nuovo record dello scontro interno al governo si registra ieri mattina, quando il presidente dell'Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston dichiara via Twitter di essere stato silurato dal ministro dell'Università e ricerca Marco Bussetti. «Oggi il ministro Bussetti - annuncia Battiston - con mia sorpresa mi ha comunicato la revoca immediata dell'incarico di presidente Asi». Il presidente dell'Asi ringrazia tutti coloro con cui ha lavorato ma non evita la polemica, anzi: «È il primo spoil system di Ente di Ricerca».

A stretto giro partono le polemiche di rito condite con qualche battuta da social: «Al suo posto ci metteranno un esperto di scie chimiche». Ma che la rimozione di Battiston non sia opera dei Cinque stelle appare chiaro poco dopo, quando il viceministro Lorenzo Fioramonti, economista M5s in quota Di Maio, esterna il suo disappunto: «Ho appreso anche io questa notizia dai social network stamattina - polemizza Fioramonti- Non sarebbe male se decisioni che attengono allo sviluppo ed alla leadership del sistema di ricerca in Italia si condividessero anche con il viceministro, visto che si è occupato di ricerca scientifica per anni». Una pretesa in realtà del tutto pretestuosa, visto che Fioramonti non ha alcuna competenza sulla Ricerca, le cui deleghe sono rimaste in capo allo stesso Bussetti. Ma questo è il clima che si respira in questi giorni nel governo. E che la voce di Fioramonti non sia dal sen fuggita appare chiaro più tardi, quando i vertici M5s fanno sapere che lo stesso Luigi Di Maio era all'oscuro della nomina, il che fa pensare a uno scontro continuo sulle poltrone tra M5s e Lega. Si fa addirittura trapelare una minaccia: «la ricerca non è terreno di scontro», la scelta del successore va condivisa, altrimenti «ci saranno conseguenze».

Battiston dal canto suo incassa la solidarietà di parte del mondo scientifico e politico, soprattutto quello targato Pd. L'ex ministra Valeria Fedeli che ne aveva confermato la nomina per un secondo mandato ne tesse le lodi. Ma è proprio lei ad aver gettato la basi per la cacciata, visto che la conferma di Battiston è stata una chiara forzatura, decisa dal governo Gentiloni il 7 maggio, a governo ampiamente «superato» dal voto del 4 marzo, nonostante la mancata conferma da parte del comitato interministeriale prevista da una legge varata dallo stesso Gentiloni (che sul web fa lo spiritoso: «La Lega si fa spazio»). E, anche a chi oggi grida allo scandalo per lo spoil system applicato alla ricerca, al di là dei meriti scientifici di Battiston, non potrà non sapere che l'ex presidente dell'Asi è imparentato con Romano Prodi, avendo sposato la nipote Maria. Le male lingue insinuano che dietro la clamorosa cacciata ci siano i concreti interessi dell'industria aerospaziale, mondo in cui si muove Francesco Giorgetti, fratello del potente sottosegretario di Palazzo Chigi e braccio destro di Salvini. Ma al ministero ostentano tranquillità. Bussetti ha deciso sulla scorta di rilievi dei revisori dei conti sulla nomina di Battiston (inclusa quella sul mancato parere dell'Ufficio centrale di bilancio del Mef) e sulle tante nomine interne da lui fatte in poche settimane. Battiston oltretutto avrebbe un compenso superiore al previsto. Per la successione si punta sull'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica Pasquale Preziosa. Bussetti spera che l'alto profilo basti a placare le polemiche. Incluse quelle a 5 Stelle.

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