I leader del Campo largo usano gli ayatollah per fingersi uniti e nascondere le divisioni in politica estera. A Roma, al Campidoglio, i partiti del centrosinistra aderiscono al presidio in solidarietà col popolo iraniano organizzato da Amnesty International Italia Women Life Freedom for Peace and Justice.
La foto opportunity tra Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni non cancella gli strappi proprio sul dossier Iran. L'ultimo fuoco è arrivato ieri. In commissione Esteri alla Camera, come avvenuto al Senato, i 5 Stelle si sono distinti dalla risoluzione unitaria di tutto il Parlamento in favore del popolo iraniano e contro la repressione nel sangue, presentando un loro testo (che è stato bocciato).
Due giorni fa però Pd e Avs hanno votato a favore dei punti che M5S aveva chiesto di inserire nel documento bipartisan. Lia Quartapelle, deputata dem, non partecipa al voto e attacca: "È inaccettabile che i 5 Stelle pongano condizioni sul sostegno ai manifestanti". Strascichi che si sono avvertiti ieri in una piazza non gremita.
In piazza si rivede Zingaretti. Non c'è il colpo d'occhio di folla in cui speravano Schlein e company. Tra i leader del Campo largo scattano saluti freddi e commenti al veleno. Colloqui in disparte. Si percepisce la distanza tra Conte e Schlein. L'abbraccio è una forzatura. Tutti compatti sull'Iran? "Noi ci siamo e il Pd è sempre stato al fianco del movimento Donna vita e libertà" commenta la leader del Pd, arrivando in piazza. Si legge tra le righe la frecciatina all'alleato Conte. Il leader del M5s non ci sta e ribatte: "La strumentalizzazione è venuta da tutti, io credo che i cittadini che hanno seguito non hanno capito nulla. Abbiamo detto dall'inizio che eravamo assolutamente d'accordo con la mozione che è stata presentata. Abbiamo chiesto soltanto un impegno in più, cioè una condanna verso opzioni militari unilaterali al di fuori del quadro del diritto internazionale, senza quindi la condivisione della comunità internazionale. Perché se continuiamo ad andare avanti così stiamo sfasciando completamente il quadro internazionale del diritto, stiamo andando verso il disordine". Le difficoltà di un'alleanza sono contenute soprattutto nelle parole di Nicola Fratoianni: "Noi abbiamo sottoscritto e votato entrambe le risoluzioni (M5s e unitaria del Parlamento) condividiamo anche la seconda risoluzione presentata dai Cinque Stelle che chiede di esprimersi contro l'intervento militare straniero in Iran. L'esportazione della democrazia con le bombe ha sempre peggiorato le condizioni delle popolazioni oppresse e creato instabilità. Per noi, anche qui, nessun imbarazzo. Se una risoluzione la condivido la voto, se ritengo serva di più lo dico. I richiami alla compattezza e all'unità nazionale sono sempre un po' pelosi. L'unità si costruisce misurandosi sui contenuti e sul merito". Non hanno preso parte all'iniziativa il leader di Azione Carlo Calenda, che sarà al corteo indetto per oggi dal Partito radicale, né Matteo Renzi, sebbene Italia Viva fosse stata rappresentata da Luciano Nobili e altri. Per il centrodestra era presente il gruppo capitolino di Forza Italia, con la capogruppo Rachele Mussolini. Il campo largo resta un Giano bifronte sulla politica estera.
Se la piazza unisce, il Parlamento divide. E non solo sull'Iran. Giovedì Pd e M5s hanno certificato le due linee rispetto al conflitto in Ucraina. Il Pd ribadisce il sostegno (anche militare) a Kiev, il Ms5 chiede di ritirare l'appoggio.