Sono rimasti in silenzio fino all'ultimo minuto utile. Un silenzio forse tattico e scaramantico. Poi hanno preso di mira il governo perché l'Italia ha sforato dello 0,1% il rapporto deficit/Pil. Il Belpaese non esce dalla procedura di infrazione per un'inezia e il centrosinistra ringrazia, anzi - verrebbe da dire - esulta. È successo tutto nei minuti successivi alla diffusione della notizia sulle agenzie di stampa. Un profluvio di dichiarazioni del campo largo segue la diffusione delle stime Istat sul rapporto deficit/Pil. Al punto che qualcuno arriva a sospettare che dietro questo numerino che fa saltare i piani del governo e mette in difficoltà il Paese ci sarebbe proprio la manina di una parte della compagine dell'opposizione.
Si fa notare a più livelli che proprio all'interno dell'Istituto nazionale di statistica si anniderebbero alti dirigenti che risponderebbero al verbo dei Cinque Stelle. Una manina ha dunque impedito al governo italiano di stimare per difetto il rapporto deficit/Pil? Nessuno lo dirà mai in chiaro perché l'affaire è assai delicato. Il condizionale è d'obbligo ma il clima di sospetto permeerà l'intera giornata.
Certo è che le truppe di Giuseppe Conte sono le prime a scatenarsi. Il più lesto è stato il senatore del M5S Mario Turco: "Qui è sul piatto l'abnorme fallimento del Governo Meloni e del ministro Giorgetti, che hanno pensato di conseguire obiettivi contabili, di deficit e di debito, affossando la crescita italiana e portando il Paese sull'orlo della recessione, ultimo in Ue e nel G20". E sono dello stesso tenore le parole di due eurodeputati 5Stelle Pasquale Tridico e Gaetano Pedullà: "L'Istat certifica il fallimento economico del governo Meloni".
Dopodiché sarà il turno degli altri petali dell'opposizione. Durissimo Matteo Renzi: "È una brutta notizia per l'Italia e conferma il fallimento di Meloni". Immancabile il duo Fratoianni-Bonelli che questa volta sono usciti alla scoperto con una nota congiunta: "Ora è evidente che la prima cosa da fare è rinunciare agli enormi aumenti previsti per la spesa militare per arrivare al 5% del Pil, come richiesto da Donald Trump". Ecco poi il Partito Democratico. Il più alto in grado è Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, che richiama in aula il ministro dell'Economia: "L'aver fallito l'obiettivo del deficit entro il 3%, così come rivedere l'aumento del debito pubblico fino al 137,1% del Pil secondo i dati di Eurostat, impone uno stop immediato di questa agonia che sta facendo solo male all'Italia. Giorgetti venga in Aula al più presto e ci dica se ha uno straccio di proposta per il Paese che non sia solo il tirare a campare". Ecco poi Antonio Misiani, responsabile economico del Nazareno: "Il 3,1% del 2025 sposta in avanti l'uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, con costi concreti per il Paese".
E, va da sé, non perde occasione Giuseppe Conte, leader del M5s che si muove già da capo della coalizione: "Il governo tutto tagli e austerità di Giorgia Meloni ha
fallito e non ha centrato nemmeno l'obiettivo del 3% deficit/Pil su cui avevano puntato tutto, con quattro manovre lacrime e sangue". In sintesi, per una volta compatti ma contro il Paese che un giorno vorrebbero governare.