Cannoni ad acqua su Bangkok. Manifestanti a rischio ergastolo

In una settimana più di 50 arresti, il premier non lascia e minaccia il coprifuoco. Condanne esemplari

Bangkok. La pioggia incessante non ha fermato la rivolta contro il governo guidato dal generale Prayut Chan-ocha e la monarchia. Per il terzo giorno consecutivo, migliaia di persone sono scese in strada sfidando lo stato d'emergenza proclamato due giorni fa. Inizialmente la manifestazione di ieri si doveva svolgere all'incrocio di Ratchaprasong, ma dalla mattina la zona è stata transennata dalle autorità, con centinaia di agenti in assetto antisommossa pronti a entrare in azione. Così, all'ultimo momento, attraverso i social network, gli organizzatori hanno spostato il luogo della protesta a circa un chilometro di distanza, a Pathumwan, un altro importante snodo economico della capitale, dove sono presenti alcuni dei più noti centri commerciali.

La polizia, intorno alle 18.45 ora locale, è intervenuta per disperdere le persone giunte sul posto utilizzando anche i cannoni ad acqua. I manifestanti hanno creato barricate con oggetti di fortuna, cercando di resistere all'avanzata delle forze di sicurezza. Gli scontri sono durati fino alle 22, quando la situazione è tornata alla normalità. I dimostranti, infatti, hanno per ora lasciato la zona e si sono dati appuntamento a oggi, per una nuova giornata di battaglia.

In quest'ultima settimana le autorità hanno effettuato una cinquantina di arresti, praticamente tutti i leader della protesta. Tra questi, ci sono anche Ekachai Hongkangwan e Bunkueanun Paothong, accusati di aver cercato di «fare del male alla regina», un'incriminazione raramente usata che potrebbe costare - secondo l'articolo 110 del codice penale thailandese - una reclusione dai 16 anni fino all'ergastolo. Secondo la polizia, i due attivisti avrebbero circondato l'auto sulla quale viaggiava la regina Suthida durante le proteste di mercoledì scorso vicino alla sede del governo di Bangkok.

In una conferenza stampa, il premier Prayut ha confermato lo stato di emergenza nella capitale per un mese - fino al 15 novembre - e non ha escluso «che un coprifuoco notturno potrebbe essere imposto se la situazione si aggravasse». Pol Maj Gen Yingyot Thepjamnong, il portavoce della polizia, ha aggiunto che «il lavoro delle forze dell'ordine è stato intensificato per perseguire chiunque parteciperà alle proteste». E mentre il famoso sito per le petizioni online Change.org è stato bloccato in Thailandia, perché veniva usato per diffondere le richieste dei manifestanti, le autorità hanno anche fatto sapere che «le persone che pubblicano informazioni false, che in qualche modo influiscono sulla sicurezza o portano alla violenza, saranno perseguite in violazione delle leggi d'emergenza».

Secondo Phichai Ratnatilaka Na Bhuket, professore di scienze politiche al National Institute of Development Administration di Bangkok, «lo stato di emergenza è un segnale che il governo è pronto a usare la forza». E questo, potrebbe anche «alimentare la rabbia dei manifestanti e aggravare la situazione». Una situazione che sembra già infuocata. E che oggi vedrà per il quarto giorno consecutivo scendere in strada migliaia di persone.

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