Il capo dei vigili e la coca per incastrare la collega

Finisce in cella il comandante di Trezzano. Droga nascosta nell'auto di una pari grado

Il capo dei vigili e la coca per incastrare la collega

Fra intrighi, complotti e giri di spaccio i vigli di Milano e hinterland piombano nel caos. Ieri cinque arresti in tutto. Quello del comandante della polizia locale di Trezzano sul Naviglio, finito in carcere, e di quattro agenti della Locale di Milano, ai domiciliari.

Siamo a Trezzano. Nella notte fra il 3 e il 4 gennaio 2020 una pattuglia dei carabinieri ferma l'auto di Lia Vismara, comandante dei vigili di Corbetta, altro centro non lontano da Milano. Dopo una soffiata anonima i militari vanno a colpo sicuro e sotto il sedile del guidatore trovano una busta con 3 grammi di cocaina. La donna viene denunciata a piede libero, ma, visto il ruolo che ricopre, il fatto ha grande risonanza. Dietro però ci sarebbe la sete di vendetta di un collega «silurato» da Vismara. È Salvatore Furci, attualmente comandante a Trezzano, arrestato dalla squadra mobile di Milano per calunnia aggravata e detenzione di droga. Il motivo del rancore di Furci verso la collega risale al 2018-2019, quando lui ha vinto il concorso di ufficiale a Corbetta ma a causa anche del parere negativo della comandante non ha superato il periodo di prova ed è dovuto tornare a fare l'agente a Milano. La colpa di Vismara è stata in particolare, scrive il gip Anna Magelli che ha accolto le richieste dell'aggiunto Alessandra Dolci e del pm Gianluca Prisco, «il suo diniego allorquando Furci le aveva chiesto di poter fruire di qualche giorno prima del licenziamento, per poter reperire un'altra occupazione ed evitare una brutta figura davanti ai suoi figli». Dopo il caso cocaina erano partiti esposti e indagini. Secondo la Procura, è stato proprio Furci, insieme al complice albanese Mariglen Memushi, arrestato anche lui, a mettere la droga nell'auto della rivale e a fare la telefonata al 112. Per il gip, Furci ha dimostrato «un'allarmante pericolosità sociale, tenuto conto della disinvoltura con la quale ha utilizzato la propria qualifica di pubblico ufficiale».

A Milano invece quattro vigili sono stati messi ai domiciliari per le accuse, a vario titolo, di peculato e falso ideologico. La vicenda era stata resa nota alcuni mesi fa da un servizio delle Iene. Gli agenti si sarebbero appropriati di denaro durante una perquisizione nella casa di alcuni presunti spacciatori, compilando falsi verbali. L'ordinanza è firmata dal gip Guido Salvini, che ha accolto in parte le richieste dell'aggiunto Maurizio Romanelli e il pm Elio Ramondini. Per altri tre agenti indagati la richiesta di misura cautelare è stata respinta. L'inchiesta contempla anche l'ipotesi di abuso d'ufficio. I vigili erano in servizio all'Unità contrasto stupefacenti, ora sono stati trasferiti ad altri uffici. L'episodio che ha fatto scattare la detenzione è l'intervento a ottobre in un'abitazione di via Coppin, in cui gli arrestati avrebbero trovato 13.070 euro in contanti e avrebbero tenuto per sé «3.330» euro. Decisiva, spiega il gip, la «video ripresa tramite due telecamere» piazzate dagli stessi pusher in casa come forma di protezione dei loro affari. I sette, tre dei quali difesi dall'avvocato Niccolò Vecchioni, avrebbero avuto una strategia precisa, con «un programma di spartizione delle somme sottratte».

Le immagini, aggiunge il gip, mostrano «con estrema chiarezza» uno degli agenti «infilarsi il portafogli dopo averlo aperto e aver constatato la

presenza di molti soldi, nel giubbotto e poi temendo, come egli stesso dice, che si veda metterselo dietro la schiena nella cintura dei pantaloni». Il pm contesta agli indagati altri due episodi simili a quello di via Coppin.

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