Carriere, concorsi e stipendi: ecco la riforma dei dirigenti statali

Alla dirigenza pubblica si accederà solo in due modi: per corso-concorso o per concorso pubblico

Carriere, concorsi e stipendi: ecco la riforma dei dirigenti statali

Licenziabili e con un tetto allo stipendio. Sono questi i punti fermi della nuova riforma degli statali che sta per essere varata dal governo. Domani la Commissione Affari Costituzionali del Senato affronterà gli ultimi nodi della delega sulla Pa. Quello più spinoso rimasto sul tappeto è l’articolo 10, la riforma della dirigenza pubblica appunto. I principi cardine sono stabiliti. Alla dirigenza pubblica si accederà solo in due modi: per corso-concorso o per concorso pubblico. Nel primo caso si entrerà nell’amministrazione come funzionari, poi dopo quattro anni e dopo un esame, si potrà diventare dirigenti.

Chi invece entrerà per concorso sarà assunto a tempo determinato. Dopo tre anni potrà sostenere un esame per essere stabilizzato. Con questo metodo scompariranno prima e seconda fascia. Ci sarà un unico ruolo dove finiranno tutti i dirigenti, quelli dei ministeri, Fisco, Inps, Istat, enti di ricerca. Di fatto dunque verranno eliminate le assunzioni dirette e i dirigenti dovranno comunque sostenere un test e un concorso per accedere alla Pa nei ruoli dirigenziali.