Giustizia, welfare e riforma fiscale. Cosi la federazione può dettare l'agenda

Il Carroccio ha abbandonato le posizioni antieuro e rinnegato la prescrizione scritta con i 5s. E sulle tasse azzurri e leghisti sono in linea con Draghi, al contrario dei democratici

Giustizia, welfare e riforma fiscale. Cosi la federazione può dettare l'agenda

C'è chi parla di fusione a freddo, destinata fatalmente a fallire. Ma la differenza in queste situazioni la fanno l'agenda e la bussola. E l'ago sulla bussola della Lega ha cambiato direzione. Si può lavorare insieme con Forza Italia e gli altri soggetti e dare vita alla federazione - che non è un partito unico e nemmeno un'annessione - di cui ha parlato Salvini nell'intervista al Giornale, perché la svolta in qualche modo c'è stata.

Prendiamo un tema divisivo, come quello della giustizia. La Lega ai tempi del Conte 1 ha lasciato le proprie impronte digitali su quell'obbrobrio, Carlo Nordio lo chiama «una vergogna», della legge sulla prescrizione che ha dilatato all'infinito il metronomo della giustizia. D'accordo, era un'idea targata 5 Stelle, ma la Lega l'aveva trangugiata in cambio di una fantomatica riforma del processo che nessuno ha ancora visto. Ora è tempo di accelerare su tutti e due i bracci della tenaglia, coniugando le garanzie e l'efficienza del processo, cara a Giovanni Falcone. Marta Cartabia ha detto senza giri di parole che da quella prescrizione senza fondo si deve tornare indietro, perché ogni imputato ha diritto ad essere giudicato in tempi ragionevoli. Poi si può discutere dove collocare l'asticella e infatti si sta discutendo, ma Salvini plaude alla svolta e si allinea agli azzurri che non hanno mai abbandonato la trincea.

La sbornia giustizialista è solo un retaggio, così come certe requisitorie contro l'Europa. Mancava poco qualche anno fa che la Lega salutasse il convoglio e predicasse l'Italexit. A febbraio 2020 Salvini dichiarava: «Se la Ue non cambia, facciamo come gli inglesi». Poi è successo tutto quello che è successo e fra alti e bassi i sovranisti hanno preso qualche sonoro schiaffone, ma anche Draghi, quando necessario, ha alzato la voce con Bruxelles in un gioco di ruolo assai intrigante. Dal pasticcio dei vaccini alle spine delle migrazioni, l'Europa è sempre in bilico, ma oggi le posizioni oltranziste sull'euro alla Bagnai e alla Borghi appaiono più defilate. C'è una retorica europeista e un'altra di segno contrario, Forza Italia è rimasta ancorata all'idea di fondo dei padri fondatori spesso evocati da Berlusconi nei suoi tour per il Continente, poi il Recovery plan ha messo tutti, o quasi. La Grecia è una pagina nera ormai lontana.

La Lega è ancora incastrata al Parlamento europeo in un gruppo che non rispecchia l'evoluzione in corso. Cambierà la geografia politica dei gruppi? Si può legittimamente sospettare che certe giravolte siano frutto del cinismo o dettate dal metro della convenienza, l'importante è cambiare rotta.

Ancora l'Europa ci chiede di togliere lacci e laccioli sul fronte degli appalti. Qui le due formazioni procedono appaiate e l'intesa può aprire spazi di azione sterminati sul versante delle infrastrutture e del rapporto con il mondo delle imprese che poi è un bacino elettorale da cui pescano tutti e due i partiti.

La stessa consonanza di accenti si registra sul tema incandescente del lavoro, con il superamento della logica del reddito di cittadinanza, altra eredità scomoda del Conte 1, e su quello altrettanto decisivo delle tasse. Nell'intervista al Giornale Berlusconi ha delimitato l'orizzonte: occorre ridisegnare gli scaglioni dell'Irpef. Salvini, sempre conversando con il nostro quotidiano, ha definito la tattica: subito alzare l'asticella della flat tax per le partite Iva con regime forfettario, da 65mila a centomila euro. Il resto si farà, o ci si proverà, ma è improbabile che l'aggiornamento possa avere nel perimetro del governo Draghi che è un esecutivo di unità nazionale e tiene insieme sensibilità diverse. E però la sinistra insiste, con un riflesso pavloviano, per aumentare le imposte, ipotizzando tasse di successione, patrimoniali e altri balzelli. Forza Italia e Lega sembrano più in asse con il premier che nei giorni scorsi ha messo in riga Enrico Letta e il Pd con una frase tranchant: «Non è il momento di chiedere altri soldi, ma di darli». Una prospettiva culturale, prima che economica, suggestiva che mette lo Stato al servizio dei cittadini e delle imprese.

Anche sul controverso disegno di legge Zan, le due anime del centrodestra, pur in mezzo a giochi tattici, procedono di pari passo, privilegiando la libertà di pensiero e il no ad ogni forma, anche strisciante, di omologazione.

Non è poco, anche se c'è ancora molto da fare. E sul territorio gli amministratori locali già collaborano, anche se ancora non sappiamo chi correrà a Milano e Roma.