Casi in ospedale e ricoveri in terapia intensiva. Gli indicatori che fanno (ri)scattare il lockdown

La partita delle riaperture è un Monopoli: con probabilità e imprevisti

Casi in ospedale e ricoveri in terapia intensiva. Gli indicatori che fanno (ri)scattare il lockdown

La strada verso la Fase 4 quella della piena libertà di movimento non è priva di ostacoli e come nel gioco del Monopoli tra una tappa e l'altra, tra imprevisti e probabilità, si potrebbe essere costretti a tornare indietro di qualche casella. Una certezza c'è: per la Fase 4 bisognerà aspettare il vaccino o in alternativa un trattamento che si sia dimostrato pienamente efficace, una cura certa insomma per il Covid 19. Nel frattempo il governo italiano e in particolare ministro della Salute, Roberto Speranza, ha elaborato una road map, un percorso a tappe da seguire passo passo per avvicinarsi in sicurezza alla Fase 4 ovvero alla fine della pandemia.

I punti essenziali, i criteri da seguire sono indicati nell'ultimo Dpcm all'allegato 10. Entro la fine della settimana è atteso un decreto o forse anche soltanto una circolare del ministero della Salute per definire tutti i dettagli. I criteri generali per uscire dal lockdown il 4 maggio sono ovviamente uguali per tutti: calo dei casi, prontezza dei sistemi sanitari, capacità di fare tamponi e di tracciare i positivi.

Nel Dpcm già si prevede che nel caso in cui si evidenzi un aumento del rischio sanitario scattino immediatamente le «misure restrittive necessarie e urgenti per le attività produttive delle aree del territorio regionale specificamente interessate dall'aggravamento».

Il passaggio alla Fase 2 dal punto di vista strettamente sanitario prevede la verifica di una serie di indicatori in relazione al numero di casi notificati, al numero di casi che hanno richiesto un ricovero in ospedale e a quelli in terapia intensiva. Il trend di miglioramento richiesto è del 60 per cento. Una volta confermata questa condizione si deve accertare che sia stabilizzata. Come? Il calo dei casi deve essere costante nelle ultime due settimane, l'indice di contagio, R zero, deve essere inferiore o uguale a 1 e non devono esserci focolai attivi sul territorio. Regione per regione.

Non basta: si dovranno monitorare costantemente i servizi sanitari per verificare che non ci sia un sovraccarico che poi rischia di saturare il sistema in pochi giorni. Ancora che ci sia la capacità di risposta immediata sul territorio tramite la rete di sorveglianza costituita dalle Unità di sorveglianza territoriale (che sono attive soltanto in 13 regioni) e la rete di ambulatori e medici di famiglia. Ciascuna regione dovrà essere in grado di individuare e tracciare tutti i casi sospetti che se positivi andranno immediatamente isolati e messi in quarantena.

La situazione costantemente monitorata dovrà restare stabile. Per esser chiari: se l'indice di contagio si rialza, se cominciano a risalire gli accessi negli ospedali e i ricoveri in terapia intensiva si richiuderà tutto subito.