"Caso coperto durante il voto". Gli aiutini all'uomo di Conte

Salvini e Meloni ironici: "Casualmente si scopre solo a ballottaggi decisi...". Quella strana rete di protezioni

"Caso coperto durante il voto". Gli aiutini all'uomo di Conte

La notizia esce alle 11 di ieri, quando i giochi ai ballottaggi sono ormai fatti e il voto di chi è andato alle urne non è più in alcun modo influenzabile. L'ex commissario Domenico Arcuri risulta indagato dalla Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla fornitura di mascherine provenienti dalla Cina che vede coinvolti anche Mario Benotti, Andrea Vincenzo Tommasi ed Edisson Jorge San Andres Solis. Una notizia che in qualche modo si aspettava, ma che guarda caso esce dopo le consultazioni elettorali. Un'accusa pesante per l'uomo piazzato dall'ex premier Giuseppe Conte e sponsorizzato da Massimo D'Alema, che ora si vede sotto torchio per abuso d'ufficio e peculato. D'altronde era scontato che l'ex capo della struttura commissariale, più volte citato da Benotti per un fitto scambio di messaggi che sono finiti nel fascicolo, venisse indagato.

Il tempismo con cui però la notizia è stata data in pasto alle cronache solo a fine ballottaggi non è passata sotto silenzio, soprattutto agli occhi dei leader politici del centrodestra. «Ovviamente dopo i ballottaggi», sono state le parole secche twittate dal segretario della Lega Matteo Salvini, preso di mira più volte prima per i casi legati alle Ong, poi per quello che ha visto coinvolto l'ex spin doctor Luca Morisi. Perché quando si tratta del centrodestra scandali e inchieste escono, guarda caso, poco prima del voto.

Proprio come il servizio di Fanpage che ha sollevato un polverone su Carlo Fidanza e che avrebbe portato alla luce la «lobby nera» di cui tanto si parla. Colpi ben piazzati, pare ormai scontato, per far perdere voti agli avversari politici. Ma come è ormai da decenni, guai toccare la sinistra, almeno in tempo di elezioni. Ed ecco allora che neanche la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni è rimasta in silenzio.

«Dopo mesi e mesi di denunce - ha scritto sui social -, e curiosamente appena finisce la campagna elettorale, apprendiamo che Domenico Arcuri, l'ex commissario straordinario per l'emergenza Covid, è indagato per abuso d'ufficio e peculato nell'ambito dell'inchiesta riguardante l'acquisto di mascherine. Eppure un corposo dossier con le troppe anomalie della gestione commissariale era stato presentato da Fratelli d'Italia già molti mesi fa». Quindi una richiesta: «Si facciano presto luce e chiarezza sulle tante zone d'ombra che hanno caratterizzato la gestione della pandemia ad opera dell'uomo voluto da PD e M5s. Gli Italiani meritano di sapere la verità».

L'uomo voluto al comando dell'emergenza da Conte, in realtà alle spalle aveva quel D'Alema che da tempo ormai aveva perso potere politico, uscendo di scena rispetto all'epoca della sua presidenza del Consiglio, ma che aveva riacquistato potere proprio quando al vertice del governo stava l'avvocato pentastellato. Tanto che, si vocifera, lo stesso Conte spesso lo chiamasse per chiedergli consiglio. Non è un caso che «Baffino» a quei tempi si schierasse pubblicamente difendendo l'ormai amico premier dalle stoccate lanciate da Matteo Renzi, arrivando a dire che «non si sostituisce l'uomo più popolare d'Italia perché lo chiede il più impopolare».

Caduto Giuseppi e andato a casa Arcuri, gioco forza la giustizia ha dovuto fare il suo corso e le Fiamme Gialle hanno dovuto muoversi come molti si auspicavano da tempo. Ma perché si scopre solo ora? La risposta sta, probabilmente, in quei giochi politici che ormai sono ben noti e che vedono ripetuti tentativi per affossare l'avversario di centrodestra creando scandali a tavolino e mettendo a tacere, almeno finché fa comodo, quei terremoti che scuotono la sinistra. Stavolta, ballottaggi o no, Arcuri dovrà rispondere sul suo operato. Tempo fino alle prossime elezioni ce n'è tanto. Chissà che un eventuale rinvio a giudizio non avvenga prima.

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