Le falle del reddito 5S. Beccati 177 migranti senza diritto al bonus.

Dopo il caso dei percettori condannati per mafia, deferiti gli occupanti della tendopoli di San Ferdinando. A due anni dall'introduzione, trovati almeno 500mila nuclei irregolari. L'ira del centrodestra: più controlli contro i furbetti

Le falle del reddito 5S. Beccati 177 migranti senza diritto al bonus.

Si allarga la voragine di illegalità intorno al reddito di cittadinanza. Dopo i beneficiari legati a esponenti di 'ndrangheta ieri un'altra operazione dei carabinieri di Gioia Tauro, questa volta nella tendopoli di San Ferdinando: 177 migranti sono stati denunciati per illecita percezione del sussidio su circa 200 beneficiari controllati e domiciliati nel campo. I percettori non avevano il requisito della residenza in Italia da almeno 10 anni di cui due in maniera continuativa, che è previsto dalla norma per l'erogazione del reddito. E subito si è scatenata l'ira del centrodestra: «Ora controlli severi».

L'indagine è partita da una lite in un Caf di San Ferdinando: un abitante della tendopoli si lamentava per la mancata percezione del sussidio. Sono scattati gli accertamenti ed è emerso che la metà dei migranti domiciliati nella tendopoli aveva presentato la domanda per il contributo: su 250 richieste, l'Inps ne aveva respinte circa cinquanta, dando il via libera alle erogazioni per 200 beneficiari, che finora hanno percepito un importo complessivo di 140mila euro e avrebbero continuato a ricevere nei mesi circa mezzo milione di euro. L'operazione arriva a poche settimane da un altro blitz nella stessa zona su 87 persone, soprattutto italiani e alcuni ritenuti collegati a esponenti di 'ndrangheta. L'Usb migranti però attacca i Caf: «In questi mesi, l'Unione sindacale di base ha portato avanti pratiche documentali volte all'erogazione del reddito di emergenza per i braccianti e i migranti della Piana di Gioia Tauro. Abbiamo sempre vigilato sulla corretta posizione legale e documentale dei candidati alla ricezione di questo e altri sussidi. Questo, per un motivo molto semplice: non sopporteremmo che a fare le spese di un superficiale lavoro di raccolta ed espletamento delle pratiche sindacali fossero gli ultimi degli ultimi, coloro che necessitano di misure assistenziali perché subiscono da anni il concentrato di sfruttamento economico, invisibilità sociale, ostilità politica. Ci chiediamo se altre organizzazioni, altre strutture sindacali e altri uffici (Caf e patronati) molto attivi nel disbrigo delle pratiche al punto da rinunciare a qualsivoglia attività politica e talvolta ispirate da principi politici di aperta contrarietà ai valori dell'accoglienza, siano stati altrettanto attente».

Quella di Gioia Tauro è solo l'ennesima sacca di illegalità scoperta dai controlli. Sono 64mila i nuclei familiari a cui negli ultimi due anni è stato revocato il sussidio perché non ne avevano diritto. Solo nel primo trimestre del 2021, il reddito è stato revocato a 38mila nuclei familiari che hanno percepito i soldi indebitamente. Altri 26mila erano stati esclusi nel 2020. La principale irregolarità rilevata è stata la «mancanza del requisito di residenza», in almeno il 74% dei casi. A questi vanno sommati i nuclei familiari decaduti dal beneficio per altri motivi, soprattutto per la variazione della soglia Isee: nel primo trimestre sono stati 129mila, 258 mila nel 2020 e 80mila nell'anno 2019. Tra decadenze per perdita dei requisiti e revoche per irregolarità sono circa 531mila i nuclei familiari che hanno perso il reddito dal 2019 a oggi. Su un milione e centomila nuclei beneficiari significa circa a una famiglia su tre.

La falsa dichiarazione di residenza è stata l'irregolarità scoperta anche tra i cento furbetti individuati ieri dai carabinieri di Vercelli: su circa mille beneficiari controllati, il 10 per cento era irregolare, con un danno alle casse dello Stato di 400mila euro che ora l'Inps dovrà tentare di recuperare. Uno dei denunciati, un cittadino rumeno, percepiva il reddito da metà 2020 nonostante non avesse mai vissuto in Italia. Anzi, era arrivato in Piemonte il giorno prima di presentare la domanda, per poi riprendere un aereo dopo aver ottenuto la tessera.

Erano invece legati a clan mafiosi i 76 beneficiari illegittimi denunciati alcune settimane fa dai carabinieri di Catania: 25 erano stati condannati per mafia, gli altri 51, comprese 46 donne, avevano ottenuto il beneficio omettendo di comunicare che nel proprio nucleo familiare c'era anche un congiunto condannato definitivamente per associazione mafiosa. Percepivano indebitamente il sussidio da aprile del 2019. Tra i furbetti sono stati identificati uomini d'onore e affiliati di diverse cosche mafiose attive nel capoluogo etneo e in provincia. I più numerosi, una cinquantina circa, sono risultati essere quelli della famiglia Santapaola-Ercolano di Cosa nostra. Dalle indagini è emerso che l'importo complessivo finora riscosso indebitamente è di oltre 600mila euro. La Procura ha chiesto l'immediata revoca del reddito con efficacia retroattiva e l'avvio delle procedure di restituzione dei soldi.

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