La Procura di Milano tira dritto sul caso Ramy e decide di chiedere il rinvio a giudizio per tutti e sette i carabinieri indagati, oltre che per Fares Bouzidi, l'amico del 19enne morto al Corvetto dopo un inseguimento dei militari.
I pm dell'ufficio diretto da Marcello Viola chiedono il processo per omicidio stradale per Bouzidi, che era alla guida dello scooter con a bordo Ramy Elgaml (nella foto), e per Antonio Lenoci, conducente della prima gazzella all'inseguimento dei due ragazzi per circa 8 chilometri. Al militare, difeso degli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, i pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano con l'aggiunto Paolo Ielo contestano il reato con "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". L'istanza riguarda poi altri sei carabinieri sul posto quella notte, accusati a vario titolo di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d'arresto dell'amico di Ramy.
Ora la richiesta di processo per gli otto imputati, che arriva dopo la terza e definitiva chiusura indagini del 16 febbraio scorso, dovrà essere vagliata da un gup in udienza preliminare. Lenoci è accusato di aver mantenuto "una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga". Nell'inseguimento, per i pm, ha agito "nell'adempimento di un dovere", ma poi ha "ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge", con una "condotta di guida sproporzionata", anche rispetto alla "necessità" di bloccare lo scooter, dato che la targa era già stata comunicata via radio. Al militare vengono imputate inoltre le lesioni nei confronti di Bouzidi, rimasto ferito nell'incidente, sempre per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". Ramy è morto dopo l'urto tra il lato posteriore destro del TMax e la "fascia anteriore del paraurti" della Giulietta e il conseguente schianto all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. Il 19enne venne sbalzato contro il palo di un semaforo e poi schiacciato dall'auto di servizio, finita anch'essa contro il palo.
Lo stesso Bouzidi, difeso dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli e condannato in primo grado per resistenza a due anni e otto mesi, è accusato di omicidio stradale in concorso. È fuggito all'alt lungo le strade cittadine senza patente, a tratti "contromano", bruciando semafori rossi e con picchi di velocità superiori ai 120 chilometri orari. Per quanto riguarda gli altri carabinieri: a quattro di loro vengono contestate, a vario titolo, ipotesi di depistaggio e favoreggiamento, tutte già emerse, per aver costretto testimoni a cancellare video dai telefonini. Un'altra imputazione nei confronti di quattro militari, tra cui lo stesso Lenoci, riguarda presunti falsi nel verbale d'arresto di Bouzidi per resistenza.
Avrebbero - per i pm - tra l'altro omesso "di menzionare l'urto" tra auto e scooter, scrivendo "falsamente" che la due ruote "a causa del sovrasterzo scivolava". Circostanza "smentita" dalla "ricostruzione" dei vigili, dalla consulenza dell'esperto dei pm e dalle "immagini acquisite".