Per adesso a venire a galla è una ordinaria storia di mazzette pagate a livello locale, nei corridoi dell'assessorato all'energia della Regione Siciliana. Insieme, c'è una faccenda di quote sociali nascoste nelle pieghe di accordi sottobanco tra i soci. Roba da una «breve» nelle pagine di cronaca. Basti pensare che il giudice che ordina gli arresti dei personaggi coinvolti non li manda neanche in carcere, ritenendo sufficienti gli arresti domiciliari.
E allora perché l'arresto ieri mattina di Giacomo Causarano, funzionario regionale, e dell'imprenditore milanese Antonello Barbieri, chiesta e ottenuta dalla Dda di Palermo, ha innescato un palpabile allarme nei piani alti della politica? Per il semplice motivo che a incastrare Cusarano e Barbieri, intorno ai quali le indagini ronzavano da un pezzo, sono state le dichiarazioni di un personaggio di caratura impressionante: Vito Nicastri, businessman siciliano attivo da decenni nel giro delle energie alternative e - soprattutto - dei colossali finanziamenti comunitari che esse si portano appresso. Nicastri è in carcere da mesi, accusato di essere uno dei finanziatori e dei protettori della interminabile latitanza di Matteo Messina Denaro, il Capo dei Capi di Cosa nostra; ma anche di essere uomo di collegamento con il potere politico, di tessere insieme all'avvocato Francesco Arata trame di affari e di corruzione nel cuore della maggioranza di governo. E se Nicastri, per uscire da un tunnel carcerario di cui altrimenti non vedrebbe la fine, sceglie di collaborare con gli inquirenti, allora davvero può accadere di tutto.
Chi ha avuto modo di leggere l'ordinanza notificata ieri a Cusarano (accusato di corruzione, mezzo milione promesso e 100mila consegnati) e Barbieri (intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio per una società, la Etnea, maneggiata insieme a Nicastri) ha avuto la sensazione che i timori di confessioni alluvionali siano fondati. Nell'ordinanza si riportano solo le dichiarazioni relative ai due episodi specifici, tutto il resto delle dichiarazioni di Nicastri è segretato. Ma il tono è quello di chi ha deciso di togliersi dai guai vuotando il sacco con dovizia di dettagli: «A Causarano davo con cadenza quasi mensile somme di denaro in contante. Gli ho consegnato personalmente nei miei uffici circa 100 mila euro, in tranche da 10 mila, 12 mila euro, denaro che poi secondo quanto riferitomi da lui avrebbe dovuto consegnare a Tinnirello (funzionario incaricato della pratica, ndr) una volta tornato in città».
Facendo scattare i due arresti, la Dda di Palermo ha reso noto che Nicastri sta collaborando. Da due settimane, pare. E diventa inevitabile chiedersi cosa abbia spiegato ai magistrati dei suoi rapporti con Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia e ora consulente del vicepremier Matteo Salvini, nonché con l'ex sottosegretario leghista Armando Siri.
«Arata - si legge nelle carte - ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati da Arata medesimo». Nicastri è in grado di dire se fossero solo millanterie.