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Cospito, condannati 18 anarchici. Ma la devastazione è stata derubricata: ecco cosa è successo

Condanne tra cinque anni e sei mesi a 18 mesi di reclusione per danneggiamento aggravato, imbrattamento e minaccia a pubblico ufficiale

Cospito, condannati 18 anarchici. Ma la devastazione è stata derubricata: ecco cosa è successo
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Il 4 marzo 2023, Torino venne attraversata da un’orda di anarchici in corteo per Alfredo Cospito. Al loro passaggio le strade risultarono impraticabili, con arredi urbani divelti, vetrine spaccate, auto danneggiate e non solo. Ci furono centinaia di migliaia di euro di danni quella notte nel capoluogo piemontese, dove gli anarchici decisero di protestare in solidarietà con Alfredo Cospito, anarchico che ancora si trova in regime di 41-bis. Il processo per quei fatti si è chiuso con 18 condanne e le pene inflitte dal tribunale spaziano dai cinque anni e sei mesi di reclusione ai 18 mesi di arresto.

Sarebbero potute essere molto più alte se i giudici avessero riconosciuto il reato di devastazione e saccheggio oltre a danneggiamento aggravato e imbrattamento, come proposto dalla pubblica accusa. Invece le accuse sono state derubricate e la devastazione non è stata considerata nell’estensione della sentenza. Tuttavia, è stato riconosciuto il concorso degli imputati nella “minaccia a pubblico ufficiale”, cosa che a giudizio della pubblica accusa dimostra come i danneggiamenti furono preorganizzati. Nella condanna è inclusa anche la provvisionale civile per le parti danneggiate, tra cui spiccano il risarcimento di 33mila euro per il Comune di Torino, 10.500 euro a favore di Gtt, 2.575 euro a favore di Banca Reale e 1.176 euro a favore di Amiat. Oltre a questo, i condannati dovranno farsi carico dei 16mila euro spesi dai danneggiati per le spese processuali. Nessun risarcimento, invece, per il ministero dell’Interno: la domanda è stata rigettata dai giudici.

Le motivazioni non sono ancora state depositate dai giudici, che avranno tempo fino a 90 giorni per renderle pubbliche e solo a quel punto si avrà contezza della ragione per la quale l’ipotesi della devastazione dell’impianto accusatorio non sia stata considerata.

Si tratta comunque di condanne importanti, tra le più alte finora emesse dai tribunali per i cortei violenti: cinque anni di condanna, per la giustizia italiana, significa scontare la pena in un carcere, per quanto non completa.

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