“O Paolo Borsellino, buonanima, era pure lui un grande coglione come me che aveva il grande maestro della massoneria col muro confinante e non se n'era mai accorto oppure Palermo è questa!!! […] picchì proprio, ci pinzava stamatina, dissi: è splendido! se io muoio, se io muoio, i miei figli potranno andare a fare le conferenze nell'Anm alla pari di Manfredi Borsellino con capacità argomentative ben superiori a quelle di Manfredi! È chiaro? picchì iddu ppì ora che ave? u vantaggio che so patre murìu e iu ristavu vivu?! (Perché lui ha il vantaggio che suo padre è morto e io sono rimasto vivo ndr)”.
Sono parole scioccanti, pronunciate da Gioacchino Natoli, ex membro del pool antimafia che fu proprio di Falcone e Borsellino, uomo vicinissimo al pentastellato Scarpinato. Ora emergono nuovi elementi inquietanti grazie a un’intercettazione emersa dal lavoro della Commissione antimafia guidata da Chiara Comosimo.
I due protagonisti sono Natoli e il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo, che prendono di mira anche i Borsellino. In una lunga conversazione in cui Natoli e Scarpinato si accordavano sulle domande che quest’ultimo avrebbe rivolto al primo in ipotesi di una sua (probabile) escussione e concordavano i temi che Natoli avrebbe dovuto sviluppare con l’ausilio del senatore, il quale avrebbe dovuto “alzargli la palla” per consentirgli di introdurre determinate circostanze che entrambi erano interessati a fare emergere, il 18 gennaio 2024 Scarpinato chiede a Natoli: “Senti, ma tu da chi l’hai saputo che Borsellino (l’avvocato ndr) ha chiesto di essere sentito dopo che sentivano te (in commissione antimafia ndr)?”. Natoli risponde: “Minchia, nel… oggi ha fatto un’intervista, o meglio, ieri ha fatto un’intervista a ‘La Nazione’ in cui… e festeggia la formidabile audizione del dottor Lama, che aveva avuto intuizioni, eccetera… e, dice, Lama che è stato sentito dalla commissione, che sentirà anche il dottor Natoli, in esito alla cui audizione, eventualmente chiederò di essere risentito io” e poi aggiunge “addivintò (diventò ndr) un juke box”.
A quel punto Scarpinato risponde che “ho capito… ho sentito dire in ambiente giornalistico che lo vogliono candidare per Fratelli d’Italia all’Europee, gli stanno facendo questa proposta”. E Natoli: “E figurati! Certo, certo, certo…”. Poi Scarpinato si esprime in modo ancora più pesante: “Immagina se lui gli puoi rompere il giocattolo con cui ha costruito la sua notorietà mediatica. Si fa sparare piuttosto”. E ancora Scarpinato: “Che poi scusa, pensandoci bene, se quest’uomo avesse avuto un minimo di equilibrio, appena gli consegnavano quel documento di smagnetizza, alzava il telefono e diceva ‘Natoli, mi spieghi questa cosa?’”.
Come la stessa Commissione evidenzia, “la quasi totalità delle conversazioni telefoniche tra il presidente Natoli e il senatore Scarpinato riguarda non le indagini nell’ambito del procedimento cosiddetto ‘mafia appalti’, bensì gli accordi presi dagli stessi circa l’attività da svolgere da parte di ciascuno di loro nell’ambito della commissione di inchiesta: fatto questo (non costituente ipotesi di reato) che non era previsto né prevedibile”.
Infatti “le prime intercettazioni delle conversazioni Natoli/Scarpinato vanno a ascritte esclusivamente al fatto che il dottor Natoli ha telefonato ‘a tappeto’ ha un ingente numero di magistrati, di personale amministrativo della procura di Palermo e di ufficiali di polizia giudiziaria”.