Cassazione: in arrivo fiumi di sms e chat

Il Csm apre una pratica. Le toghe finite nello scandalo a rischio sanzioni

Cassazione: in arrivo fiumi di sms e chat

Non si era mai visto prima: da ieri in Cassazione una task force di magistrati scende in campo per punire i colleghi finiti nel gorgo del caso Palamara. Mentre anche al Csm, su richiesta dei consiglieri laici della Lega, viene aperta una pratica sulle intercettazioni uscite dalle chat dei magistrati.

Di fronte alla dimensione sterminata del materiale accumulato, e al numero di toghe che dovranno finire sotto tiro, il procuratore generale della Cassazione ha disposto che a occuparsi del caso non sia un solo sostituto, ma una intera squadra, per analizzare una per una le intercettazioni e i messaggi scoperti dalla Guardia di finanza grazie al telefonino di Luca Palamara, ex presidente dell'Anm e ex membro del Csm.

A prendere la decisione è stato Giovanni Salvi, che alla carica di procuratore generale è arrivato grazie allo scandalo: il suo predecessore, Riccardo Fuzio (nella foto), si è dovuto dimettere proprio in seguito alle sue intercettazioni con Palamara. Prima di dover lasciare, Fuzio aveva già avviato l'azione disciplinare contro lo stesso Palamara e contro gli ex membri del Csm che si sono dovuti dimettere per i rapporti col collega (Cartoni, Criscuoli, Lepre, Morlini e Spina). Nei confronti del solo Palamara, in attesa dell'esito del procedimento disciplinare, è già scattata la sospensione dal lavoro e dallo stipendio. C'è poi il caso di Cosimo Ferri, deputato di Italia Viva ma anche magistrato in aspettativa, anche lui intercettato spesso insieme a Palamara e sotto procedimento disciplinare: aveva chiesto che la Corte Costituzionale dichiarasse inutilizzabili le sue conversazioni per violazione dell'immunità parlamentare, ma ieri la Consulta ha dichiarato inammissibile il suo ricorso.

Adesso, però, tocca a tutti gli altri: i magistrati di tutta Italia i cui contatti irrituali con Palamara non sono stati ascoltati in diretta durante le indagini del giugno 2019, ma ricostruiti a ritroso grazie alle chat conservate nel cellulare dell'indagato. É una mole di materiale che il pg della Cassazione ieri quantifica in «decine di migliaia di sms e chat», pur specificando che si tratta di messaggi «in larga parte di contenuto estraneo all'oggetto delle procedure». Vero, la Procura di Perugia ha depositato e mandato in Cassazione praticamente tutto quanto trovato nel telefono, compreso materiale privato privo di qualunque valenza sia penale che disciplinare.

Però, in questo mare di conversazioni, ci sono quelle che un significato ce l'hanno, grave ed esplicito, e riguarda le manovre sottobanco e i mercanteggiamenti per promozioni e trasferimenti negli uffici giudiziari più importanti d'Italia: trattative cui partecipano esponenti di tutte le correnti, nessuna esclusa, della magistratura italiana. Ora Salvi e i suoi sostituti dovranno valutarle una per una, e decidere quali siano - linguaggio a parte - peccati veniali, e quali non siano in alcun modo perdonabili. Non sarà facile, ma Salvi promette: faremo in fretta.

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