La Cassazione: le controversie sulla legge Severino spettano al giudice

La competenza non è più dei Tar. De Magistris: "Sindaco fino a fine mandato". De Luca: "Vinco e governo"

La Cassazione: le controversie sulla legge Severino spettano al giudice

Non sarà il Tar ma il tribunale ordinario a dover applicare la Legge Severino ai politici condannati in maniera non definitiva. Lo mette nero su bianco la Cassazione nelle motivazioni depositate oggi. Nel dettaglio, le sezioni unite civili spiegano che "il
bilanciamento tra i due valori costituzionali risulta effettuato dal legislatore nel senso della chiara prevalenza della riferibilità del provvedimento alla sfera dell’elettorato passivo". In realtà, osserva la suprema corte, "nella configurazione legislativa dell’istituto non è attribuita alla pubblica amministrazione alcuna discrezionalità in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione; la sospensione - chiarisce ancora piazza Cavour - opera di diritto al solo verificarsi delle condizioni legislativamente previste e per il tempo previsto dal legislatore".

Di conseguenza, scrivono ancora i supremi giudici, "al prefetto non è attribuito alcun autonomo apprezzamento in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione e non è consentito di modularne la decorrenza o la durata sulla base della ponderazione di concorrenti interessi pubblici".

Quindi, nella valutazione della incidenza di una sentenza non definitiva di condanna nei confronti di un politico, "l’opzione del legislatore è chiaramente orientata - dice la Cassazione - nel senso di una temporanea compressione del diritto soggettivo dell’eletto allo svolgimento del mandato, per un tempo predefinito e secondo modalità del pari interamente delineate dalla legge, sicchè le controversie" che riguardano la sospensione disposta in base alla Legge Severino "sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario".

Sulla sentenzadella Cassazione è intervenuto anche Luigi De Magistris che era stato sospeso per la Severino dalla carica di Sindaco di Napoli. "Dopo aver avuto ragione davanti alla magistratura amministrativa, sono convinto del fatto che la stessa magistratura ordinaria non possa che riconoscere il mio diritto-dovere di governare fino alla fine del mio mandato sulla base della volontà popolare". "Sono assolutamente sereno - dichiara de Magistris - e convinto di portare le ragioni che sono state ritenute fondate dal Tar e dal Consiglio di Stato anche davanti al giudice ordinario. La Corte di Cassazione infatti riconosce che la potenziale lesione riguarda un diritto soggettivo del sindaco, quello dell’elettorato passivo che mi è stato sottratto per il periodo della sospensione".

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