"Castrazione chimica". "Presa in giro". Altro scontro tra Lega e Cinque Stelle

Salvini punta alla discussione della proposta di legge contro gli stupratori. Ma Di Maio replica: «Non prendiamo in giro le donne»

"Castrazione chimica". "Presa in giro". Altro scontro tra Lega e Cinque Stelle

La Lega invoca la castrazione chimica, i 5 stelle la bocciano e chiedono la certezza della pena. Lo stupro di Viterbo è un caso politico e non solo per il coinvolgimento del consigliere comunale Francesco Chiricozzi, eletto con Casapound.

«Nessuna tolleranza per pedofili e stupratori: la galera non basta, ci vuole anche una cura - tuona il ministro dell'Interno Matteo Salvini -. Chiamatela castrazione chimica o blocco androgenico, la sostanza è che chiederemo l'immediata discussione alla Camera della nostra proposta di legge, ferma da troppo tempo, per intervenire su questi soggetti». «È l'unico modo per fermare dal punto di vista fisico questi soggetti afflitti da una malattia: gli stupratori sono malati e quella è la cura», fa eco l'europarlamentare leghista Oscar Lancini. Anche il leader di CasaPound Simone Di Stefano auspica una pena durissima, spiegando che Chiricozzi si è dimesso: «Più volte non ho esitato a chiedere per gli stupratori la castrazione (non chimica), e non cambio di certo idea solo perché questo era iscritto a CasaPound». Ma misura, ancora una volta, non trova d'accordo gli alleati di governo. Meno di un mese fa Lega e M5s si erano scontrati sull'emendamento presentato dal partito di via Bellerio al ddl «codice rosso», che prevedeva la castrazione chimica volontaria e reversibile. La proposta di modifica, dopo che i pentastellati erano insorti annunciando che non l'avrebbero mai votata, era stata ritirata. Anche se la spaccatura interna alla maggioranza si è ugualmente consumata: la Lega ha infatti votato un ordine del giorno proprio a favore della castrazione chimica, mentre i 5 stelle hanno votato contro assieme alle forze di opposizione, bocciando il documento. In occasione del ritiro dell'emendamento, però, la ministra Giulia Bongiorno, aveva preannunciato un nuovo ddl per un «trattamento farmacologico, volontario, reversibile, come già previsto in altri Paesi».

E anche ieri il braccio di ferro è continuato. «Castrazione? Non prendiamo in giro le donne - sottolinea il leader M5s Luigi Di Maio - mettiamoci a lavorare sul fatto che questa gente deve stare in galera il più possibile». Il M5S vuole la certezza della pena: «La castrazione chimica non è nel contratto di governo. Ma ciò che più incuriosisce nelle parole della Lega è che anche Casapound chiedeva e chiede la castrazione chimica e poi guarda il caso, ad aver commesso lo stupro è stato un loro consigliere». Il sottosegretario all'Interno, Nicola Molteni fa presente che la proposta parla però di «trattamento farmacologico, su base volontaria, reversibile con consenso informato». Ma per Massimiliano Smeriglio, candidato alle europee nel Pd, è solo «sciacallaggio elettoralistico» daparte di Salvini che dimentica «i suoi rapporti con la formazione di estrema destra», di cui Nicola Fratoianni (La Sinistra) chiede l'immediato scioglimento.

«I violentatori di Casapound non sono dei balordi: sono criminali e come tali vanno considerati e puniti dallo Stato - interviene Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Fi -. la castrazione chimica è solo un espediente per non affrontare il problema: il governo dia piuttosto alle forze dell'ordine i mezzi necessari per applicare alla lettera il codice rosso, che prevede misure di prevenzione e di tutela della donna più efficaci». Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ricorda che per chi violenta non c'è punizione peggiore del carcere. Infine il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta promette che le due «bestie» la pagheranno cara.

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