Catalogna, il nuovo Puigdemont a rischio cella

L'indipendentista Turull era favorito. Ma l'accusa di «ribellione» fa vacillare l'elezione

Barcellona - Jordi Turull i Negre è a un passo dal diventare il nuovo presidente della Catalogna, ma è anche a un passo dal ritornare in una cella di Madrid, dove lo attendono gli altri indipendentisti catalani ribelli, autori del referendum e della proclamazione della Repubblica di Catalogna.

Ieri il plenum del Parlament catalano non ha visto la fumata bianca. La sinistra anticapitalista di Cup s'è messa di traverso, negando a Turull il sostegno e riaprendo le consultazioni fino a tarda serata. Turull, candidato di Partido Demócrata Europeo Catalán (PDeCat), è stato ministro e portavoce dell'esecutivo «ribelle» di Carles Puigdemont, ma il suo discorso d'investitura, giovedì pomeriggio, s'è tenuto ben lontano dal parlare di «processo d'indipendenza». Turull ha mantenuto toni pacati, tendendo la mano al re Felipe VI e al premier Mariano Rajoy per «restituire alla Catalogna la sua autonomia (congelata dall'applicazione dell'art.155, ndr)». E ha aggiunto: «Sono qui perché preferisco assumermi i rischi, invece che rinunciare», riferendosi alla sua situazione giudiziaria che, con la sua elezione, potrebbe aggravarsi

Il neo presidente catalano, infatti, fu arrestato per sedizione, disobbedienza e malversazione di denaro pubblico lo scorso novembre assieme ad altri sette consiglieri all'indomani del 27 ottobre 2017, quando la Catalogna si autoproclamò Stato indipendente dalla Spagna. A novembre, mentre Puigdemont sfuggiva ai giudici, riparando a Bruxelles, con undici suoi consiglieri, tutti accusati di disobbedienza alla Costituzione, Turull con l'ex vice presidente Oriol Junqueras entrava nel carcere madrileno di Soto de Real, per poi uscirne dopo un mese.

Turull è un candidato che divide. Dure le parole di Inés Arrimadas, leader di Ciutadanos, primo partito della Catalogna senza maggioranza: «Lei non può essere la soluzione perché era il portavoce del Governo che ci ha condotto a questo sfacelo». Nei prossimi giorni, Turull dovrà presentarsi all'Audencia Nacional per ricevere la comunicazione del rinvio a giudizio. Deve affrontare anche il reato di «malversazione», che potrebbe condannarlo a vent'anni di galera. Secondo i giudici inquirenti Turull, assieme a Junqueras, avrebbe dirottato 1,4 milioni di euro di denaro pubblico sul comitato organizzatore del referendum, dichiarato «anticostituzionale» dalla Corte Costituzionale di Madrid.

Nelle prossime ore, Turull potrebbe prendere il posto di Puigdemont, ma il gip Pablo Llarena, potrebbe anche decidere il suo ritorno in carcere come misura cautelare. Il numero uno della Generalitat, così, tornerebbe o da unico candidato o da presidente eletto dietro le sbarre, riaprendo il braccio di ferro con Madrid e Rajoy che sperava in un candidato più moderato.

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