Cecchi Gori, "sì" ai domiciliari. Il giudice: "Vecchio e malato"

Accolta l'istanza dei difensori: «È a rischio Covid-19» La pronuncia definitiva dal tribunale di sorveglianza

«Il povero vecchio» (Christian De Sica dixit) potrà scontare la pena a casa. Vittorio Cecchi Gori - che «povero» non è, ma abbastanza «vecchio» sì (78 anni) - è stato salvato dal carcere grazie alla decisione del magistrato di sorveglianza che ha concesso, «provvisoriamente», al produttore cinematografico (condannato in via definitiva a 8 anni per bancarotta) la detenzione domiciliare.

Il parere favorevole del giudice all'istanza presentata dai difensori di Cecchi Gori dovrà essere confermato dal tribunale collegiale di sorveglianza che fisserà un'udienza a breve. Cecchi Gori, affetto da «gravi patologie», è attualmente ricoverato al «Gemelli» di Roma, piantonato da tre poliziotti; sono state proprio queste «gravi patologie», unite all'«età avanzata», a consentire che l'ex marito di Rita Rusic e Valeria Marini non fosse trasferito in carcere dopo che la Cassazione ha definitivamente chiuso la sua vicenda processuale (crac finanziario della casa di produzione cinematografica Safin).

A far sì che l'istanza dei difensori venisse accolta, ha contribuito anche l'«emergenza coronavirus»: il giudice ha infatti sottolineato come il detenuto per «età e quadro clinico, rientra nella categoria di persone più esposte, verso cui le recenti disposizioni impartite sull'epidemia covid-19 hanno esplicitamente consigliato la permanenza in ambito domiciliare».

Nei giorni scorsi una petizione «artistica» promossa da 56 nomi prestigiosi del «mondo del cinema» (primo firmatario, Pupi Avati) è stata pubblicata in prima pagina sul Giornale, auspicando che a Cecchi Gori venissero concessi i domiciliari. Ma non è stata certo questa iniziativa - una via di mezzo tra «mozione degli affetti» e «appello alla giustizia» - a determinare il verdetto del giudice di sorveglianza.

«Esprimo soddisfazione, oltre che per il risultato ottenuto, anche per la celerità del provvedimento adottato dal giudice», ha commentato il collegio di difesa del produttore. Cecchi Gori, per la precisione, dovrà scontare una condanna definitiva per un cumulo di pene di 8 anni, 5 mesi e 26 giorni di reclusione relativo a reati finanziari, tra cui una bancarotta fraudolenta.

Primogenito del mitico Mario Cecchi Gori, Vittorio ha ereditato dall'ingombrante padre (che sul figlio non ha mai risparmiato giudizi tranchant) la passione per il cinema e, soprattutto, un impero economico, gradualmente disintegratosi. Ex senatore della Repubblica, Cecchi Gori ha avuto un travagliatissimo passato politico (Partito Popolare, Ulivo, Movimento per l'Autonomia).

Come produttore del film Il postino ha vinto un Oscar (migliore colonna sonora); idem per La vita è bella (tre Oscar: miglior colonna sonora, miglior film straniero e miglior attore protagonista, Roberto Benigni). Da presidente della Fiorentina ha vinto invece una Coppa Italia e una Supercoppa italiana nel 1996 e un'altra Coppa Italia nel 2000-2001.

Oltre che con la Rusic e la Marini, negli anni '60 è stato fidanzato con Maria Grazia Buccella e ha avuto una lunga relazione con Mara Meis (al secolo Mara De Gennaro) rappresentante dell'Italia a Miss Mondo 1996.

Come dire: era sensibile al fascino femminile.

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