Una, cento, mille vie. Sulla Romea Strata seguendo i campanili

Dal Nord Est alla Francigena tra vigneti e abbazie. E Sandokan a fare da Caronte

Una, cento, mille vie. Sulla Romea Strata seguendo i campanili

Ormai tutti lo conoscono come il Caronte della Romea Strata, ma lui proferisce farsi chiamare solo Sandokan e a suo modo ci assomiglia, nonostante sia un poco più magro di Kabir Bedi.

Da qualche anno Stefano è sempre più impegnato a traghettare i pellegrini che percorrono la Romea Strata oltre il Po, tra Ficarolo e Stellata, dalla provincia di Rovigo alla quella di Ferrara. Quando la sua chiatta è ancorata e lui non c'è, i pellegrini a malincuore percorrono il ponte della vicina Strada provinciale 86. Ma l'effetto non è certo lo stesso: attraversare a pelo d'acqua un fiume - anche se non maestoso come il Po qui dove Lombardia, Emilia e Veneto quasi si toccano - è pur sempre un'esperienza. E anche se il tragitto dura solo pochi minuti, regala sempre un senso di esotismo: sembra quasi di tornare indietro nei secoli, quando i ponti scarseggiavano e i fiumi si attraversavano solo in barca, a pagamento. Stefano non si fa pagare, il suo è un servizio volontario, una di quelle belle esperienze di incontro che conosce bene chi si mette in cammino.

E poi lungo la Romea Strata, anche se in aumento, i viandanti non sono ancora tanti, nonostante sia non un unico percorso, ma un fascio di antiche vie di pellegrinaggio che in epoca medievale e moderna conducevano a Roma dal Triveneto. Sono strade dai nomi fascinosi: Allemagna, Annia, Nonantolana-Longobarda, Aquileiense, Vicetia, Postumia, Porciliana e Romea del Santo. Antiche vie che prendono il nome dalle diverse direttrici del percorso. Le strade Romee si originavano nei Paesi dell'Europa centrale e orientale e convergevano verso l'Italia, valicando le Alpi dai vari passi di confine dal Brennero al passo di Camporosso, vicino Tarvisio per poi via via unirsi, come i rami di un albero genealogico che risale indietro al primo genitore, e incanalarsi in quel fiume in piena della viabilità antica che era la Francigena.

La Romea Strata odierna invece è figlia di un progetto intelligente legato all'opera pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza, che grazie al lavoro di don Raimondo Sinibaldi ha riportato in auge i vecchi percorsi. Senza legarsi con mania filologica ai tracciati antichi, ma delineando un percorso adatto alla viabilità attuale. Un cammino interamente percorribile subito, senza investimenti infrastrutturali, anche a costo di allungare un po' le tappe. Del resto su 797 km, quanti sono quelli che dividono Tarvisio da S. Miniato/Fucecchio dove il percorso si innesta sulla Francigena, un chilometro in più o in meno non è certo un dramma. Anzi, volendo ne mancano solo altri 365 per arrivare a Roma.

Pur attraversando tutta l'Italia, la Romea Strata non è un percorso segnato da grandi asperità, l'Appennino si valica nel pistoiese, all'altezza di un passo a 1.700 metri di altitudine che ha un nome che si confà allo spirito religioso del sentiero, il passo della Croce Arcana. Le tappe sono tante e modulabili a piacimento in base a dove si sceglie di dormire. Esiste una buona rete di ostelli, locande, sagrestie e case vacanze di ascendenza religiosa dove trovare ospitalità a prezzi concorrenziali. Altrimenti lungo la via si toccano così tante città e paesi, che alberghi e b&b non mancano, ma certo si perde un poco di quello spirito pellegrino che rende speciali i cammini. Quel ritrovarsi la sera stanchi e bruciati dal sole a parlare del tragitto fatto e di quello da fare, a condividere stanchezze e dolori ai piedi, motivazioni profonde ed esperienze passate.

Parlare di un tratto rispetto a un altro sarebbe riduttivo, tale è la varietà di paesaggi: dalle montagne del Friuli alle distese intensamente coltivate del Basso Veneto, dai vigneti del Veronese alle aree golenali lungo il Po, fino alla laguna di Venezia che si costeggia da lontano, orientandosi con la mole slanciata dei campanili, tanti piccoli San Marco, che punteggiano il paesaggio piano. Così i punti di riferimento principali, oltre all'obbligato attraversamento del Po che costituisce un vero e proprio imbuto, diventano le tante abbazie e chiese sparpagliate sul percorso. Del resto nel Medioevo proprio le abbazie costituivano i principali punti di interscambio della rete viaria, dove si trovava ospitalità calda e sicura, si prendevano informazioni, si scambiavano impressioni e si recitava qualche necessaria prece. Così, per esempio, i due rami del percorso che attraversano il Friuli, la Romea Allemagna che scende da Tarvisio seguendo il percorso del Tagliamento e la Romea Aquieliense, si congiungono a Concordia Saggitaria (Ve), sede della cattedra di santo Stefano protomartire con la grande chiesa a tra navate che domina il paese a far da riferimento per i camminatori.

Quando la Romea Strata odierna diventa un unico ramo fa tappa a Nonantola (Mo), snodo dei percorsi medievali per via della grande abbazia benedettina fondata nel 752 da Anselmo, abbazia da cui prende il nome il tratto della Romea Nonantolana. Fin dalla sua fondazione l'abbazia ha seguito alla lettera la regola della «sacralità dell'ospitalità» predicata da San Benedetto, rifacendosi al Vangelo di Matteo laddove dice «fui straniero e mi accoglieste», aprendo la sua foresteria ai viandanti. Ma l'abbazia di Nonantola con le sue reliquie della Santa Croce oggi è più una tappa turistica che una sosta per pellegrini e quell'antica accoglienza è venuta meno.

Permane invece viva in posti meno noti, come a Monselice (Pd), dove il locale monastero offre venti posti letto in camerata per i pellegrini, oppure all'abbazia di S. Maria di Carceri, nella bassa Padovana, fondata prima dell'anno Mille e affidata alle cure degli agostiniani e dei camaldolesi. Oggi è gestita dalla parrocchia e non accoglie più monaci, eppure ha una foresteria dove fermarsi per la notte e sentirsi ancora pellegrini, soprattutto al mattino, quando la sveglia la danno le campane e intorno non si vede altro che la vasta campagna bonificata e un campanile che indica la prossima tappa.

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