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Il centrodestra accusa: "Esecutivo allo sbando. L'Italia perde credibilità"

Salvini tuona: "Vadano a casa se non sanno governare". Critiche per l'iter della manovra

Il centrodestra accusa: "Esecutivo allo sbando. L'Italia perde credibilità"

«Se non sono in grado di governare vadano a casa» tuona Matteo Salvini dopo che il governo si è presentato in aula al Senato con un testo della Finanziaria con i numeri sbagliati. L'accusa di pressapochismo è un po' il trait d'union delle dichiarazioni dei leader e degli esponenti del centrodestra alla vigilia del voto finale sulla legge di Bilancio a Palazzo Madama. Un voto, purtroppo, sottolinea l'azzurro Giorgio Mulè, soltanto formale perché senza discussione e senza la possibilità di modificare alcunché viene svilito - spiega - il ruolo stesso del Parlamento.

L'errore marchiano ha costretto il viceministro Antonio Misiani a chiarire in aula, sotto le pressanti domande della presidente Elisabetta Casellati, i termini del decreto correttivo che l'Esecutivo si appresta a varare per ritoccare l'errore formale contenuto nella misura sul cuneo fiscale. Ma le sue rassicurazioni non fanno presa sui rappresentanti dell'opposizione. «Non solo la legge di bilancio è stata presentata al Parlamento fuori tempo massimo; non solo la Camera ha dovuto esaminarla a tempo di record; non solo il Senato è costretto a votarla a scatola chiusa; non solo l'esercizio provvisorio sarà scongiurato solo grazie alla responsabilità istituzionale delle opposizioni - spiega indignata la capogruppo al Senato degli azzurri Anna Maria Bernini -: oggi si scopre che il governo dovrà varar un decreto in extremis per correggere errori grossolani scoperti all'ultimo momento. Basta questo per dire che la misura è colma e che il Paese è in mano a chi non è in grado di guidarlo? O serve altro?» La gaffe di Misiani e una legge di Bilancio approvata praticamente a scatola chiusa rappresentano soltanto una faccia della medaglia. D'altra parte resiste la questione del Recovery Fund con le minacce di crisi avanzate lunedì e confermate ieri da Matteo Renzi. Minacce alle quali, però, i leader del centrodestra sono i primi a non dare credito. Prima Berlusconi e poi Salvini hanno fatto spallucce. L'idea di una rimpasto e di una nuova maggioranza tante volte ventilata dal leader di Italia Viva resta soltanto una lontana ipotesi. E la vaghezza dell'esecutivo sul piano per far ripartire l'economia italiana con l'aiuto dei fondi europei resta un tema spinoso per i leader della maggioranza. «Per la sfida del Recovery Fund, che impone programmazione, visione e linee guida di spesa, noi possiamo contare soltanto su un governo ricoverato per fratture scomposte nella maggioranza - ironizza l'azzurro Mulè -. Siamo alle solite minacce che non fanno bene al Paese e compromettono la credibilità italiana agli occhi di un'Europa che dovrà stabilire se il piano per l'utilizzo dei fondi è concreto e attuabile. Forza Italia invece sta lavorando a un programma di spesa che tocchi le tre macro aeree previste dal Recovery Fund, sostenibilità ambientale, sostenibilità digitale e resilienza economica, partendo dai pilastri intorno ai quali, a cascata, si raggiungeranno gli obiettivi prefissati: riforme della Pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco».

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