Il centrodestra e l'incognita sul day after

Il referendum è riuscito nel miracolo di rimettere insieme un centrodestra. Il problema è cosa succederà il giorno dopo il referendum

Il centrodestra e l'incognita sul day after

Quel che il referendum ha unito, il referendum può dividere. La consultazione del 4 dicembre è infatti riuscita nel miracolo di rimettere insieme un centrodestra che ormai da anni balza agli onori delle cronache solo per liti e scissioni, micro o macro che siano. A partire dal 2012, infatti, il processo disgregazione è stato quasi senza soluzione di continuità. Prima Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, l'anno seguente - nel 2013 - il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e nel 2015 i Conservatori riformisti di Raffaele Fitto e l'Ala di Denis Verdini. Un processo di lenta dissoluzione che solo nell'ultimo anno si è andato arenando. Da qualche mese, in verità, è iniziato una sorta di controesodo, con i vari rivoli e le diverse anime del centrodestra che si sono andate ritrovando. Merito soprattutto del referendum sulla riforma costituzionale, visto che è proprio per sostenere le ragioni del «No» che gente che fino a ieri era arrivata a togliersi perfino il saluto è tornata a stringersi la mano. Magari con una qualche diffidenza, certo. Ma è pur sempre un inizio. Sabato scorso, per dire, a Roma si sono incrociate due diverse manifestazioni. Quella del «Noi No» all'Auditorium del Seraphicum, dove campeggiavano insieme i simboli di Forza Italia, Lega, FdI, Conservatori riformisti, Noi con Salvini, Udc, Idea di Gaetano Quagliariello, Rivoluzione cristiana di Gianfranco Rotondi e Popolari per l'Italia di Mario Mauro. E quella al Church Village organizzata da Fitto, cui hanno aderito FdI, Lega e Idea. Intorno al «No» e all'antirenzismo, insomma, il centrodestra torna a compattarsi.

Il problema, però, è cosa succederà il giorno dopo il referendum. Soprattutto se davvero la riforma costituzionale dovesse essere bocciata. Se Matteo Renzi ha fatto sapere dalla Leopolda di non essere interessato a «governicchi», è noto che Sergio Mattarella farà quanto in suo potere per garantire la stabilità e far arrivare la legislatura alla sua scadenza naturale nel 2018. Probabile, insomma, un reincarico a Renzi, magari per un esecutivo che si occupi della legge di stabilità e di mettere mano alla legge elettorale. Scenario su cui il centrodestra non ha una posizione unitaria. Persino all'interno di Forza Italia, per dire, sono divisi tra chi teorizza le elezioni anticipate senza se e senza ma e chi, invece, immagina di rilanciare una sorta di Nazareno bis.

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