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Il caso Report

"La lobby gay? Strumentalizzazioni e attacchi scomposti". Ranucci fa la vittima per attaccare Giletti e Cerno

Il conduttore sostiene di essere sotto attacco perché Report fa ascolti ed è “appetita da molti” e che “in un’altra Rai non sarebbe mai accaduto”

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Il “caso Ranucci” prosegue e ad alimentarlo è lo stesso conduttore di Report che, dopo aver fatto un post in cui spiega le sue ragioni a seguito della pubblicazione, da parte di Massimo Giletti, su Rai Tre, delle conversazioni con Maria Rosaria Boccia, ha rilasciato anche un’intervista a La Repubblica. Quelle chat mostrate da Giletti confermano quanto svelato in precedenza da il Giornale, che era però stato oggetto di critiche insieme al direttore Tommaso Cerno.

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Mentre ora da sinistra c’è un silenzio imbarazzato da parte di chi si è sempre schierato senza se e senza ma con il conduttore, sparando a zero su Cerno, lui tenta in tutti i modi di ribaltare la ricostruzione, muovendo nuove accuse per provare a ottenere nuovamente quell’aura vittimistica che finora l’ha accompagnato. “Noto una forte strumentalizzazione e attacchi scomposti. In un'altra Rai non sarebbe mai accaduto”, accusa Ranucci, riferendosi all’azienda “che ha posto al centro l'interesse pubblico, che tutela i brand, e chi ha mostrato in 30 anni di carriera fedeltà all'azienda, non alla politica. Una Rai che tutelava i marchi perché attraverso quelli passa la credibilità del servizio pubblico”. Il tema, stando a queste parole del conduttore, sembra essere una presunzione di immunità per Report e Ranucci, che dopo tutto è quello che per settimane il M5s ha invocato non esplicitamente per argomentare gli attacchi al direttore de il Giornale dopo le inchieste condotte su questo quotidiano. È stata perfino chiesta l’estromissione di Cerno da Domenica In per aver pubblicato inchieste su Report e Ranucci.

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Per provare a uscire da questo impasse, Ranucci scrive in un post social, pubblicato ore dopo i fatti, che non intendeva dire che Cerno, Giletti e Mancini siano del “giro gay” (come ha scritto nei messaggi) ma che Cerno e Giletti siano “amici e al servizio di Marco Mancini” (cosa che non ha scritto in quello scambio con Boccia). Ed è forse per questo che, per il momento, dalle parti del Pd, del M5s e di Avs nessuno si è esposto per accusare il conduttore de “Lo stato delle cose” ma nemmeno per chiedere chiarezza sull’accusa di omofobia. Ma Ranucci rilancia, sposta il suo mirino da Cerno a Giletti e cerca di annacquare il tema introducendo altri spunti, che però non rispondono nel merito.

“Report fa ascolti. Se parli di me fai ascolti. Report è la trasmissione di approfondimento che da anni fa più ascolto, con il più alto indice di gradimento e il più alto movimento social. E costa poco rispetto ad altri programmi e alla qualità del prodotto. È appetita da molti, anche da società esterne. Ma la forza di Report è nel gruppo che l'ha portata avanti con coraggio e indipendenza nella continuità. E il futuro e la salvaguardia di Report è solo nella continuità”, ha dichiarato Ranucci a La Repubblica. È un’argomentazione un po’ debole per uno come lui, che sicuramente ha nel suo arco frecce più incisive: questa è oggettivamente inconsistente. Sull’accusa di omofobia dichiara di essere “stato accusato di omofobia il giorno dopo aver mandato in onda una trasmissione che difendeva i gender a scuola. È un corto circuito evidente, anche perché chi mi accusa va a braccetto con chi con accuse omofobe ha vinto le elezioni”. Eppure, una spiegazione plausibile a quel “giro gay” a cui fa riferimento nelle conversazioni con Boccia ancora non c’è.

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