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Cepeda-De la Espriella: la Colombia al bivio (e Trump osserva)

Il candidato di sinistra e il populista verso il ballottaggio. In gioco la collocazione internazionale del Paese

Cepeda-De la Espriella: la Colombia al bivio (e Trump osserva)
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La Colombia ha votato ieri per scegliere il successore del presidente uscente Gustavo Petro fino al 2030. Oltre 41 milioni di elettori aventi diritto, tra cui 1,4 milioni di colombiani residenti in 67 Paesi esteri, sono stati chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, al termine di una delle campagne più polarizzate degli ultimi anni, dominata dai temi della sicurezza, dell'economia e della lotta ai gruppi armati. Per molti analisti il voto ha rappresentato un vero e proprio referendum sull'eredità politica di Petro, il primo presidente di sinistra nella storia del Paese, impossibilitato a ricandidarsi dalla Costituzione.

Come previsto dai sondaggi della vigilia, ieri nessuno degli undici candidati in corsa ha superato la soglia del 50% più uno dei voti necessaria per essere eletto al primo turno. Sarà quindi il ballottaggio del 21 giugno a decidere il futuro della Colombia.

A sfidarsi, se saranno confermati i primi risultati dello scrutinio che deve ancora chiudere quando siamo andati in stampa, saranno il filosofo Iván Cepeda, leader della coalizione di sinistra Pacto Histórico e candidato della continuità con il progetto politico di Petro, e l'avvocato Abelardo de la Espriella, esponente della nuova destra populista, che ha conquistato il secondo posto superando Paloma Valencia, candidata della destra tradizionale legata all'ex presidente Álvaro Uribe.

Avvocato mediatico e spesso paragonato a Donald Trump per lo stile diretto e combattivo, de la Espriella ha costruito la sua campagna sulla promessa di ristabilire la sicurezza e l'autorità dello Stato, guardando apertamente al modello del presidente salvadoregno Nayib Bukele. Se il 21 giugno dovesse prevalere Cepeda, proseguirà invece la strategia della "pace totale" avviata da Petro, fondata sul dialogo con i gruppi armati, sugli investimenti nelle aree più colpite dalla violenza e sul contrasto alle reti finanziarie del narcotraffico.

De la Espriella propone invece la linea opposta, ovvero maggiore presenza militare, incremento delle estradizioni verso gli Stati Uniti, eradicazione delle coltivazioni di coca in un Paese che produce due terzi della cocaina mondiale e, soprattutto, nessuna trattativa con i narcos.

Una sua eventuale vittoria segnerebbe un riavvicinamento a Washington e all'amministrazione di Trump, nel quadro della rinnovata attenzione statunitense verso l'America Latina e, secondo gli osservatori, la stretta repressiva contro il narcotraffico che promette potrebbe spingere parte delle organizzazioni criminali colombiane a rafforzare la propria presenza all'estero.

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