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La Cgil è contro il Jobs Act ma poi lo usa per licenziare

Sfruttata l'odiata legge per far fuori un dirigente. Aumenti di 491 euro ai medici, Landini unico a non firmare

La Cgil è contro il Jobs Act ma poi lo usa per licenziare

Il caso di Antonio Rudas, dirigente Cgil messo alla porta dopo 37 anni, è la fotografia plastica del "predica bene e razzola male" del segretario Maurizio Landini. Con la mano destra, il sindacato promuove il referendum per cancellare il Jobs act di Matteo Renzi, con la sinistra, negli stessi mesi, lo usa per evitare il reintegro (pagando l'indennizzo) di un lavoratore licenziato. Più coerente di così. La Cgil conferma il doppio volto.

Ieri il sindacato di Landini (unica tra le sigle) ha deciso di non sottoscrivere l'accordo per il rinnovo dei contratti a 120mila medici che avranno un aumento in busta paga pari a 491 euro al mese. Nella nostra inchiesta tra contenziosi, licenziamenti illegittimi e diritti calpestati nel principale sindacato italiano partiamo da Sassari. Nel 2020 Antonio Rudas, dirigente apicale della federazione di Sassari, riceve una lettera di licenziamento per giustificato motivo.

Cacciato, insieme ad altri due colleghi, Giovanni Piras, Salvatore Frulio. Motivo? Rudas ha iniziato una dura opposizione politica contro i vertici regionali del sindacato, considerati protetti del leader Maurizio Landini. Semplice coincidenza? Inizia il contenzioso. In primo grado al Tribunale di Sassari i giudici danno ragione al sindacato, confermando il licenziamento. Il contenzioso si sposta a Cagliari per l'Appello: la sentenza arriva nel mese di giugno del 2024: licenziamento illegittimo. Cgil condannata. Già questo basterebbe per mettere in imbarazzo il sindacato. La sorpresa è però un'altra. Nel 2015 il governo Renzi ha introdotto il Jobs act, legge contestatissima dal sindacato. Le nuove norme consentono, in caso di licenziamento illegittimo, sancito in una sentenza del Tribunale, al datore di lavoro (in questo caso alla Cgil) due opzioni: il reintegro del lavoratore o il pagamento di un indennizzo pari a 10 mensilità. Cosa decide di fare la Cgil con il lavoratore licenziato ingiustamente? Paga l'indennizzo (36mila più interessi e arretrati) e si sbarazza del lavoratore. Niente reintegro. È singolare che la norma sull'indennizzo sia quella contro cui si è scagliato Landini. Salvo poi usarla per la Cgil. Altro capitolo della storia: i responsabili del licenziamento che fine hanno fatto? Promossi. La commissione di garanzia della Cgil non ha ravvisato alcuna scorrettezza. La sintesi di questa storia è molto chiara: la Cgil di Landini usava il Jobs act nelle stesse settimane in cui raccoglieva firme per abolirlo. Sipario. Da Cagliari a Taranto. Passando per Roma. Il principale sindacato italiano è in guerra perenne contro i propri lavoratori. Non è la prima volta che Landini ricorre al Jobs act.

L'altro caso, sicuramente più noto del povero Rudas, è quello di Massimo Gibelli, storico portavoce della Cgil licenziato utilizzando le maglie larghe della legge renziana. Anche con Gibelli si è aperto un contenzioso. Alla fine la Cgil ha deciso di patteggiare con un accordo, il cui contenuto resta segreto. A Caserta, l'associazione di prevenzione sicurezza edile, di cui è socia la Cgil, con Cisl e Uil, ha licenziato 6 dipendenti con una mail ordinaria, seguita poi da una raccomandata. Rossella, Ornella, Giuseppe sono i nomi dei lavoratori con più di 20 anni di servizio messi alla porta dall'associazione di cui fa parte anche la Cgil.

Infine, siamo a Taranto: Iginia Roberti è stata mandata via a 56 anni dalla Fillea Cgil dopo 35 anni di lavoro. Il tutto nel giro di 24 ore e verbalmente. A giugno scorso la doccia gelata: la Cassazione ha confermato il licenziamento. Per la Cgil una vittoria sulla pelle di un lavoratore.

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