Chi ha paura della lotta all'anonimato?

Chi ha paura del nuovo Twitter? Molti, almeno a giudicare dalle reazioni scomposte

Chi ha paura della lotta all'anonimato?

Chi ha paura del nuovo Twitter? Molti, almeno a giudicare dalle reazioni scomposte. Elon Musk non ha ancora messo le mani sul social network più influente nel mondo dell'informazione, ma c'è già chi ha iniziato a tremare. Anche se, in realtà, nessuno sa precisamente che cosa intenda fare il numero uno di Tesla con il sito di microblogging. Stando alle sue parole, anzi ai suoi tweet, quella di Musk si preannuncia come una potentissima iniezione di libertà.

Talmente potente da aver già mandato in tilt parte dell'opinione pubblica, specialmente quella orientata verso sinistra che ha vissuto l'acquisto di Musk come se fosse l'invasione dell'Ucraina da parte di Putin. L'imprenditore, un po' folle e visionario, ha messo i suoi stivali da cowboy sul tavolino del salotto dell'elite più radical e più chic. E, anche se non dovesse tornare a cinguettare Donald Trump in carne ed ossa, le sorprese per gli alfieri del politicamente corretto sono dietro l'angolo e sono in molti a temere che l'overdose libertaria trasformi Twitter un far west.

Una delle poche certezze della nuova gestione è la guerra senza esclusione di colpi agli account finti, ai bot. Cioè i profili che non rispondono all'identità di una persona. Non è cosa di poco conto e ce ne sono milioni, destinati ai più disparati utilizzi. Le shit storm e gli attacchi più violenti e beceri spesso partono proprio da profili anonimi, dietro i quali si nascondono intelligenze artificiali o cretini, ahinoi, molto reali. Intere battaglie e campagne politiche hanno avuto al centro squadracce digitali tanto virtuali quanto dannose, sia in Italia che negli Stati Uniti, dove il social network di Jack Dorsey, pur non essendo la rete con il maggior numero di iscritti, ha un ruolo nodale nel dibattito pubblico. Ed è proprio questo il motivo principale che ha spinto l'inventore di SpaceX a comprarlo. Combattere ed eliminare i bot - ammesso che sia tecnicamente possibile farlo - ridisegna il paesaggio stesso delle reti sociali e ridefinisce i pesi in campo.

E, bisogna ammetterlo, è anche un atto politico.

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