Chi è il "mediano" della Lega artefice della svolta pro-Draghi

Raffaele Volpi, senatore della Lega e presidente del Copasir, ha un talento eccezionale nel mettere tutti d'accordo: "È l'uomo della sintesi". Oggi guarda al governo Draghi con fiducia e il suo telefono bolle

Chi è il "mediano" della Lega artefice della svolta pro-Draghi

"Quando il rumore di fondo è altissimo, i loquaci continuano a parlare e gli abitualmente silenti mantengono il loro riserbo, contano di più le poche e bisbigliate parole dei secondi che le troppe dei primi". È una delle pillole di saggezza politica dispensate su Facebook da Raffaele Volpi, senatore della Lega e presidente del Copasir. Un monito alla maggioranza chiacchierona e sguaiata che nelle ultime settimane si è arenata su nomi e condizioni. Come a dire: inutile che vi affannate, tanto qualcuno deciderà per voi.

Ora non sappiamo se Volpi avesse già captato l’arrivo in sordina di Mario Draghi, ma a rileggerle oggi le sue parole suonano come una profezia. La lungimiranza è stata sempre una sua caratteristica. Quando Matteo Salvini era ancora un consigliere comunale di belle speranze, lui già l’aveva adocchiato. "Fidati di me, i cavalli di razza – assicura – si vedono subito". E dieci anni più tardi non ha esitato a lanciarsi nell’avventura della Lega nazionale con il ruolo di presidente del movimento Noi con Salvini.

A quel punto Volpi ne è diventato una sorta di ambasciatore e testimone sul campo, viaggiando da nord a sud, cercando contatti, sponde, alleati. "È stato un pioniere, uno scommettitore, la Lega ai tempi non aveva le percentuali di oggi e presentarsi sotto il Po con la vecchia immagine non era semplice. Lui però era l’uomo giusto per portare il messaggio di Salvini in territori dove noi non c’eravamo", racconta la deputata bresciana Simona Bordonali, rispecchiando il sentiment dei colleghi lombardi.

Raffaele Volpi ha la capacità di parlare a chiunque. Non considera nemici gli avversari e per indole e formazione tende sempre a ricomporre i dissidi. Forse è per questo che il suo telefono in questi giorni è bollente e lo cercano anche dal Pd, come un certo Enrico. Lo hanno educato al confronto sin da piccino. Il rapporto con i genitori è sempre stato scandito dal dialogo e dalla fiducia. A casa sua quasi mai si alza la voce.

Volpi cresce negli anni Settanta ma non è uno scamiciato, si interessa di ciò che gli accade intorno, prende parte alle proteste studentesche, senza mai spingersi però nell’estremismo. "Quegli anni hanno acceso in tanti di noi una coscienza politica, c’è chi è rimasto nella sinistra, chi è finito nella rete dei fiancheggiatori del terrorismo, e chi come me è diventato saggio".

A ventuno anni inizia la gavetta politica ed entra nella Dc. Chissà se quando la Balena Bianca è implosa trasformandosi in Ppi avrebbe seguito il suo capo corrente Emilio Colombo verso i prodiani oppure si sarebbe schierato con chi premeva per un’intesa con il centrodestra di Silvio Berlusconi. In quel momento la morte prematura dei genitori aveva cambiato il suo destino e ridefinito le priorità. Quando si riaffaccia alla politica lo fa con la Lega di Umberto Bossi che lo porta nella segreteria di via Bellerio.

Milano non gli piace. Volpi, bergamasco di nascita e pavese di adozione, si definisce "orgogliosamente provinciale". L’occasione per evadere dalla dimensione alienante della metropoli è l’incarico di delegato agli enti pubblici della Lombardia, nell’anno della segreteria Maroni e poi nei successivi dieci anni con Giancarlo Giorgetti. È la collocazione perfetta, a contatto con la provincia profonda, con il territorio, con gli amministratori di tutte le fattezze. "È stata un’esperienza professionale e umana straordinaria, tra l’altro - ricorda il senatore – ho avuto anche l’opportunità di avere a che fare con un consigliere estremamente simpatico ma un po’ indisciplinato che si chiamava Matteo Salvini".

Nel 2008 si guadagna un seggio a palazzo Madama e inizia a frequentare la Capitale più assiduamente. "Roma mi piace perché sono convinto che non sia una città ma una costellazione di borghi. È rimasto lo spirito della Roma iniziale, quella dei Colli e questo mi tranquillizza". L’incarico di senatore, come tutte le cose della vita, lo prende con grande serietà. Da questo avamposto strategico inizia il suo lavoro di diplomazia politica per dare respiro nazionale al progetto Lega. "Nel 2015 ci portò a Pontida e credo fu un fatto epocale, c’era un certo imbarazzo ma Volpi fu bravo a rompere il ghiaccio e a fare gli onori di casa", ricorda un senatore romano.

A Roma stringe anche i rapporti con Salvini che fa la spola tra la Capitale e Bruxelles, i due dividono per un po’ lo stesso appartamento. Chi lo conosce dice sia uno degli uomini più ascoltati dal capo. Secondo alcuni sarebbe addirittura il punto di sintesi tra il leader e Giorgetti. Lui però si schermisce: "Esagerazioni, mi sento piuttosto un vecchio zio. Non ho un ruolo, sono uno che si fa sentire solo quando ha qualcosa da dire. È noto ad esempio che io sia storicamente un atlantista e le mie posizioni possono servire a far percepire alcune sensibilità".

Sulla svolta Draghi non ha avuto dubbi."Si tratta di un’opportunità e l’ho fatto presente contro il mio interesse, sapendo perfettamente che andando in maggioranza non sarei stato più presidente del Copasir, prima però – ci tiene a specificare – ho chiamato il mio segretario provinciale e gli ho chiesto cosa ne pensava, perché io sono un militante".

La sua canzone? "Una vita da mediano, da chi segna sempre poco che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco". Volpi come Oriali (anche se tifa Juve) cantato da Ligabue. "Non è importante quanto ti conoscono fuori, quello che conta – dice – è ciò che metti a disposizione degli altri".

Non ha rimpianti e ha cercato di orientarsi nei nuovi tempi guardando con lucidità alle metamorfosi del pensiero politico. Non è un euroscettico, ma rileva una crisi di identità delle grandi famiglie europee. "Il Ppe ha finito per tradire la sua tradizione. Ha governato per troppi anni insieme ai socialisti, ma i due partiti sono nati per essere alternativi non consortili. Secondo me l’Europa si è smarrita perché non c’è stata più concorrenza politica al suo interno".

Ci sono poi momenti in cui questa regola aurea va contraddetta. È quello che sta accadendo in Italia. C’è un’emergenza e per una stagione le differenze vanno messe da parte. È il senso della maggioranza Draghi."Non ci sentiamo a disagio. Vedo più in difficoltà Zingaretti, forse perché non riesce a trovare posto al governo per tutti i capi corrente. È un problema che noi non abbiamo". Draghi avrà bisogno di mediatori per navigare in acque tranquille. E Volpi è pronto a fare il suo mestiere.

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