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A chi serve il patentino di antifascista

L'insuccesso può dare alla testa. Così il Pd ha proposto un emendamento allo statuto della Toscana, che introduce il richiamo esplicito all'antifascismo. A 52 anni dalla istituzione della regione

A chi serve il patentino di antifascista

Il Pd ne ha buscate un po' dappertutto di santa ragione. E perfino in Toscana, ex zona rossa, non se la passa per niente bene. L'insuccesso, si sa, può dare alla testa. E così il Pd ha avuto una bella pensata. Ha proposto un emendamento allo statuto della Toscana, prontamente approvato all'unanimità dal consiglio regionale, che introduce il richiamo esplicito «all'antifascismo come principio fondante della Toscana». E tutto questo, pensate, a 52 anni dalla istituzione della regione.

Ora, se c'è qualcuno al quale si dovrebbe fare l'analisi del sangue è proprio il Pd, erede di svariate sigle sotto le quali si sono uniti in matrimonio i vecchi comunisti e i democristiani di sinistra. Ma sì, i cattolici adulti cari a Romano Prodi. Tanto è vero che in queste ore c'è chi propone un bel divorzio: ex comunisti da una parte e cattolici democratici (sic) dall'altra. Ma il richiamo della foresta si fa sentire, eccome. L'emendamento suddetto allo statuto della Toscana può essere assunto a cartina di tornasole.

A scanso d'equivoci, però, una premessa è d'obbligo. Il ripudio del fascismo è senza se e senza ma. Perché ha tradito i valori del Risorgimento, nei quali tutti gli italiani degni di questo nome dovrebbero riconoscersi. Valori scolpiti sull'Altare della Patria: Civium libertati, Patriae unitati. Alla libertà dei cittadini, all'unità della Patria. Una summula che si ritrova nello Statuto albertino. Ma il fascismo ne ha tradito la lettera e lo spirito. Con la dittatura ha negato ai cittadini le libertà e con le leggi razziali ha decretato che ci sono cittadini orwellianamente più uguali degli altri: quelli di razza ariana, o presunta tale. Né poteva mancare la classica ciliegina sulla torta: una sconfitta bellica che non ci ha lasciato neppure gli occhi per piangere.

Non pago di aver preferito Fratoianni a Calenda e Renzi (la bestia nera del segretario dimissionario), il Pd, o quel che ne resta, procede sempre più a sinistra. A tal punto da riesumare il cadavere del Pci che Achille Occhetto, l'ultimo segretario del partito di Togliatti, aveva mandato all'inferno. E da nobilitarlo, addirittura. Da dargli perfino una pennellata di liberaldemocrazia perché associato a quell'antifascismo che voleva abbattere la dittatura non per cadere in una dittatura ancora peggiore ma per ripristinare le libertà conculcate. Mentre il Pci espulse nel 1939 Umberto Terracini e Camilla Ravera perché si ribellarono al patto Ribbentrop-Molotov, cioè al nazicomunismo. Inneggiava a Stalin. E, tra le tante nefandezze, pretendeva che la moglie di Leo Valiani lasciasse il marito perché «un rinnegato».

Ma per il Pd queste sono bazzecole. Contento lui.

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