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Dal piano per la fase 2 a ministro per innovazione tecnologica: chi è Vittorio Colao

Il 3 maggio scorso l'ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo aveva incaricato di guidare un gruppo di lavoro per preparare la 'Fase 2' dell'emergenza pandemica. Draghi lo ha voluto nella squadra di ministri

Dal piano per la fase 2 a ministro per innovazione tecnologica: chi è Vittorio Colao

Nella squadra di Mario Draghi trova posto anche Vittorio Colao, supermanager designato da Conte lo scorso aprile per guidare la task force per la cosiddetta "Fase 2" e che da ministro si occuperà di Innovazione tecnologica e transizione digitale. L'ex amministratore delegato di Vodafone dal 2008 al 2018 è nato a Brescia nel 1961. Colao si è laureato all'Università Bocconi di Milano e ha conseguito un master in Business administration a Harvard, lavorando successivamente per banche d'affari come Morgan Stanley e per la società di consulenza McKinsey, occupandosi per larga parte della sua carriera di media e telecomunicazioni. Prima di approdare a Vodafone, è stato Ceo di Omnitel, compagnia telefonica poi acquisita da Vodafone. Nel 1999, ricorda l'agenzia stampa Adnkronos, è arrivata la nomina di ad in Vodafone Italia, prima della scalata alla guida della divisione europea e, infine, di tutto il gruppo. Tra il 2004 e il 2006 lascia Vodafone per diventare amministratore delegato di Rcs MediaGroup. Poi il ritorno a Vodafone, ricoprendo la carica di ad che ha lasciato nel 2018 lasciando il posto a Nick Read. Nel 2014 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la nomina a Cavaliere del Lavoro.

Come scrive il Corriere della Sera, dopo l’addio a Vodafone, Colao è rimasto a vivere a Londra con la famiglia. Attualmente è senior advisor del fondo di private equity americano General Atlantic. Grande sportivo e salutista (pratica bicicletta e windsurf e non beve alcool), Colao è un sostenitore della carriera delle donne sul posto di lavoro e dello smart working, che ha introdotto a Vodafone quando era a Londra.

Dalla task force di Conte a ministro con Draghi

Dopo mesi passati nell'ombra, Colao quindi potrà provare a fare quello che non ha potuto portare avanti con la task force. All'inizio di gennaio, aveva dichiarato a Il Foglio: "Potevamo accelerare i tempi, essendo partiti quest’estate, certo. Ma è presto per dare giudizi visto che il lavoro, quello del Recovery, ancora non è stato concluso". "Di sicuro – ha aggiunto l'ex ad di Vodafone -al di là di telefonate con i vari ministri, chiacchiere informali, non c’è stato un follow-up ufficiale tra la nostra commissione e il governo". Colao, insomma, era stato snobbato da Giuseppe Conte nell'ultimo periodo. E come lui, anche gli altri membri della commissione (ad eccezione di Riccardo Cristadoro). Perché? L'ipotesi è che il manager, all'inizio della scorsa estate, fosse diventato troppo ingombrante per Conte. Tanto è vero che in quei giorni si parlava addirittura di un ipotetico "governo Colao".

Come ricorda IlGiornale, il piano Colao prevedeva finezze e accorgimenti all'epoca molto apprezzati dal governo giallorosso. Tra questi, oltre ai consigli sui più svariati temi, ricordiamo i suggerimenti destinati a combattere l'uso del contante: un'eventuale tassa sul bancomat per disincentivare il ritiro e l'uso dei contanti, l'ipotesi di un anticipo fiscale sui prelievi e la riduzione dei limiti per i pagamenti effettuati in contante. Ad un certo punto, però, Conte decise che era l'ora di staccare la spina alla task force di esperti. "Abbiamo già una base di lavoro tecnico, della commissione Colao, che consegnerà in questi giorni i suoi lavori. Non ci sarà nessun documento Colao dietro il piano di rilancio", sottolineò l'ex premier di fatto accantonando la task force.

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