Chi vuole morto il Papa

"Francesco ha un tumore al cervello". La notizia lanciata da Qn scuote il Vaticano Fioccano le smentite, ma c'è un sospetto: voci per destabilizzare il Sinodo

Chi vuole morto il Papa

A volere il Papa morto o come minimo incatenato era previsto fosse l'Isis. Ma il Califfo le profferte omicide le tira in faccia, proiettili e bombe. Valgono tuttora, anzi adesso di più. Perché diventa più facile colpire un uomo che si vuole declassare a malato nel cervello. Di questo si tratta. È in corso un attentato alla vita di Francesco molto occidentale, ma niente affatto accidentale, più subdolo, e perciò più pericoloso di quello orientale.

La notizia è stata data nella notte tra martedì e mercoledì dal Quotidiano nazionale . Papa Francesco ha una macchiolina nera, un tumore al cervello, però è benigno, non è niente. Ah sì? Tumore al cervello? Il Papa? Non al polmone, alla prostata: al cervello! Nella notte il direttore della sala stampa vaticana, padre Lombardi, s'alza dal letto a smentire. Andrea Cangini, il direttore di Qn , non un mitomane ma professionista serio, conferma. Lombardi rincara la smentita. Cangini riconferma. Il neurochirurgo nippo-americano che avrebbe enunciato la diagnosi non conferma e non smentisce, dicono sia un luminare, ma forse è un cialtrone. L'Osservatore romano si toglie il guanto di velluto e tira un pugno di ferro: «Polverone con intento manipolatorio». Si vuole rovinare il Sinodo. Solo il Sinodo?

Diremmo qualcosa di più. È in corso quella che gli americani chiamano «character assassination», distruzione della credibilità, stavolta non colpendo la reputazione come fecero con Ratzinger, ma insinuando un sospetto sulla salute. Somiglia a una pratica voodoo. Faccio sapere che hai in te un Alieno - come chiamava Oriana Fallaci il suo cancro -, piccolo piccolo, ma proprio tra le cellule grigie. Quando guardi in faccia d'ora in poi Bergoglio vedi quella macchiolina, inevitabilmente. (Per me, segno di gloria).

Chi è il Grande vecchio? Le varie fazioni ecclesiastiche si girano l'una verso l'altra con l'aria di chi è pronto a battere il pugno sul petto dell'altro, come diceva Giovanni XXIII degli ipocriti. Qualcuno vede nell'origine tosco-massonica della notizia la zampa maligna. Io sono dell'idea di Robert Bresson: «Il Diavolo, probabilmente».

Intanto il risultato di centrare il Papa al bersaglio grosso è raggiunto. Be', qui no, da noi no.

Lo diciamo con chiarezza: isolare il Papa, trattarlo da infermo, o sospettare che sia tale, lesiona l'unico pilastro su cui ancora si regge questa nostra civiltà che ha abdicato a se stessa e che si sostiene a fatica, abbrancandosi alla veste, caricandosi sulle spalle del successore di Pietro.

Anche per questo guardiamo con sgomento a quanto sta accadendo. Se ferisce il Papa, ferisce noi. Si può simpatizzare o no con certi accenti di Bergoglio, ma non c'è dubbio che si incarni in lui la sola autorità morale e spirituale radicalmente alternativa all'islam terrorista e al nichilismo estenuato. Francesco lo fa invocando la misericordia, mettendosi in fondo alla fila dei martiri cristiani. Un po' è stato profeta. Ha detto: «La vera storia della Chiesa è la storia dei santi e dei martiri: i martiri perseguitati». Se ha ragione, la storia della Chiesa si sta ripetendo ora.

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