"Chiederò di nominare esperti di cultura nel Cts"

Per il neo sottosegretario alla cultura, "continuare con le chiusure vorrebbe dire perpetrare un crimine contro la cultura che non è un bene comprimibile"

Borgonzoni: "Chiederò di nominare esperti di cultura nel Cts"

Il mondo culturale è in subbuglio e chiede a gran voce di poter riaprire, in particolare dopo la notizia che lo Stadio Olimpico potrà ospitare gli europei di calcio con una capienza del 25% di spettatori. I titolari di cinema e teatri (e non solo), costretti a rimanere chiusi da mesi, chiedono garanzie sulle riaperture e al tempo stesso vogliono certezze per l’autunno. Il neo sottosegretario alla cultura Lucia Borgonzoni è in prima linea per sbloccare a situazione e, in esclusiva a Ilgiornale.it, lancia una proposta per accelerare il percorso di ritorno alla normalità.

Sottosegretario, di cosa si tratta?

"Oggi chiederò ufficialmente al Comitato Tecnico Scientifico e al ministro Speranza di avvalersi anche di persone del settore culturale per valutare le richieste attinenti a concerti, teatri, mostre, cinema, parchi archeologici e arene, altrimenti si rischia di continuare a vedersi bocciati le richieste di protocollo o innalzamento numero adeguato di spettatori, solo perché non si conoscono le dinamiche di gestione dei luoghi interessati".

Sta dicendo che fino ad oggi le richieste del mondo culturale venivano bocciate dal Cts per mancanza di competenza in materia?

"Il Cts è composto da validissimi esperti ma non si possono conoscere tutti i settori. Temo che chi non conosce a fondo come funzionano i grandi eventi culturali o i musei non possa essere in grado di valutare la fattibilità dei protocolli. Le faccio un esempio: se un protocollo determinasse di arrivare dieci ore prima a un concerto per entrare in sicurezza, potrebbe essere bocciato quando in realtà già in tempi normali gli spettatori arrivano molte ore prima ai concerti. Solo chi conosce a fondo il funzionamento del mondo culturale può valutare nel modo migliore i protocolli".

I protocolli che state ricevendo permetterebbero un’apertura in sicurezza?

"Certamente, in particolare in vista dell’estate. L’Arena di Verona ha chiesto di poter ospitare fino a 6000 spettatori, lo scorso anno erano 4000 persone e, basandoci sulla scienza, ci sono stati zero contagi. È inimmaginabile che si concedano meno posti dello scorso anno, anche perché abbiamo i vaccini".

L’Arena di Verona è all’aperto ma per i cinema e i teatri al chiuso?

"Stanno arrivando una serie di richieste di protocolli per riaprire sia ora sia per avere certezze a ottobre quando ripartirà la stagione teatrale. Qualunque cosa accada bisogna dare garanzie ai teatri e ai cinema che devono programmare la loro attività per i prossimi mesi. Queste persone hanno il diritto di avere una continuità e di potersi basare su protocolli che permettono di tenere aperto".

La chiusura del settore culturale è doppiamente dannosa, impoverisce il Paese e l’economia…

"Esatto, la cultura non è un bene comprimibile e, anche da un punto di vista economico, vale il 17% del Pil dando lavoro a migliaia di persone, non possiamo dimenticare i lavoratori del settore culturale".

Può darci quindi una data certa per le riaperture?

"Bisogna cominciare da ora a riaprire in sicurezza e, a mio parere, i musei non dovevano mai chiudere, si potevano adottare protocolli per restare aperti in modo sicuro".

Parlando di editoria, il Salone del libro di Torino si terrà a settembre come annunciato?

"È una scelta che riguarda anche la regione Piemonte ma occorre dare certezze nei protocolli proprio per permettere che anche alle grandi fiere ed eventi culturali come il Salone del libro di Torino o la mostra dell’antiquariato di Firenze, di ripartire. Servono regole chiare e condivise, continuare con le chiusure vorrebbe dire perpetrare un crimine contro la cultura".

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