Nuovo capitolo, non positivo, nella vicenda della famiglia del bosco. Mentre i genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, attendono da mesi di ricongiungersi con i loro tre bimbi, i responsabili della struttura dove la mamma e i piccoli sono ospitati dallo scorso novembre ne chiedono il trasferimento in altra sede. La motivazione risiederebbe in alcune criticità relative alla gestione quotidiana dei bambini e della madre, anch'essa ospite ma non a contatto diretto con i figli. Secondo quanto riferito da Il Centro e Il Messaggero, la domanda è stata inoltrata al tribunale dei Minori de L'Aquila con una relazione nella quale vengono indicati comportamenti non conformi ai protocolli anche in relazione agli accessi e alla gestione degli spazi condivisi.
Inoltre, vengono elencate anche situazioni di disagio da parte dei minori, che ne comprometterebbero il benessere e che, secondo i responsabili, andrebbero esplorate con maggiore attenzione con interventi mirati di tutela. La posizione della mamma e del papà dei bambini, però, è diversa: le difficoltà vengono attribuite al contesto e da parte loro chiedono che vengano garantite soluzioni di maggiore continuità affettiva, sempre in nome del benessere dei bambini, che viene posta al centro di ogni decisione che è stata assunta fino a questo momento. Nathan sostiene che i suoi figli, da quando si trovano in quella struttura, siano tristi e vogliano solo rientrare a casa. Per agevolarne il rientro, i genitori sono pronti ad allargare il casolare di Palmoli e a effettuare gli interventi che sono alla base delle contestazioni, compreso un bagno interno.
I terreni di scontro sono ancora tanti, ogni parte mantiene la propria posizione che sostiene essere la migliore per i bambini e in nome di questo la famiglia ha chiesto la revoca dell'incarico della psicologa incaricata delle valutazioni, in quanto sostengono ci siano dubbi sulla sua terzietà e sull'opportunità dei giudizi espressi e condivisi tramite social.
La consulente tecnica d'ufficio (Ctu), invece, ha ribadito la piena fiducia nel suo operato e per ora la situazione è in stallo. A rimetterci, in questa situazione, continuano a essere i bambini, che non capiscono la ragione per la quale non possono più vivere con mamma e papà.