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Per chiudere Guantanamo ci rifilano una belva jihadista

In arrivo dal carcere lo yemenita Suleiman: l'Italia lo accoglie per motivi umanitari e aiutare Obama

Per chiudere Guantanamo ci rifilano una belva jihadista

Le belve jihadiste torturano e sgozzano i nostri connazionali, ma il nostro governo, per tutta risposta ne accoglie una nel nostro Paese, sottraendola alla detenzione di Guantanamo. La decisione, discutibile - se non altro - per la tempistica irriverente nei confronti dei nove italiani trucidati a Dacca, viene annunciata domenica sera dal ministero degli Esteri. «L'Italia - recita un comunicato della Farnesina - accoglie per motivi umanitari un detenuto della base di Guantanamo».

Insomma approfittando del torpore d'una domenica d'estate viziata della finale degli Europei di calcio il governo ufficializza l'arrivo in Italia di Fayiz Ahmad Yahia Suleiman, un terrorista saudita d'origini yemenite catturato nel dicembre 2001 tra Afghanistan e Pakistan. Se pensate ad un poveretto imprigionato ingiustamente per 15 anni disilludetevi. Un documento declassificato del Dipartimento alla Difesa americano, datato 14 aprile 2008, consiglia una «detenzione continuata» di Suleiman e sottolinea che «il detenuto è considerato ad ALTO (HIGH, maiuscolo nel testo ndr) rischio e può rappresentare una minaccia agli Stati Uniti, ai suoi interessi e ai suoi alleati». Subito dopo la pratica - intestata con la codifica SECRET //NOFORN2030414 - spiega che Suleiman «nato a Jedda (in Arabia Saudita) il primo settembre 1974... è membro di Al Qaida... ha partecipato ad azioni di combattimento contro gli Stati Uniti e le forze della Coalizione come membro della 55ma Brigata Araba di Ubl (Osama Bin Laden ndr) ha ricevuto addestramento militare di base e avanzato nei campi di Al Qaida». Ma quel che dovrebbe impensierire di più il nostro governo è il passaggio in cui si segnala il suo passato da «veterano della Jihad in Bosnia».

Uno dei punti di ritrovo dei jihadisti diretti negli anni '90 in Bosnia era la moschea milanese di Viale Jenner, al tempo base europea di Al Qaida. Da lì transitarono decine di jihadisti diretti verso le prime linee bosniache. Suleiman - che in Italia sarà sorvegliato, ma non limitato nei movimenti non esistendo imputazioni a suo carico - potrebbe dunque mettersi alla ricerca di qualche vecchia conoscenza. Così del resto fece il tunisino Adel Ben Mabrouk, un ex di Guantanamo spedito in Italia nel novembre 2009, rientrato in Tunisia dopo la Rivoluzione e morto nel 2014 combattendo in Siria tra le fila jihadiste.

Del resto le statistiche del «Direttorato dell'Intelligence Nazionale» statunitense «confermano» il ritorno al terrorismo di 118 dei 676 terroristi usciti da Guantanamo, mentre altri 86 sono «sospettati» d'aver ripreso la lotta armata. Dati peraltro parziali perché su decine di altri casi sono ancor in corso gli accertamenti. La domanda dunque è perché il governo Renzi accolga un terrorista potenzialmente assai pericoloso in un momento reso politicamente «inopportuno» dalla strage degli italiani in Bangladesh .

La risposta ufficiale della Farnesina, fa riferimento «alla dichiarazione congiunta Ue-Usa del 15 giugno 2009 a sostegno della chiusura del campo di detenzione». Quella «dichiarazione» - usata già nel 2009 per spedire in Italia Adel Ben Mabrouk e il suo connazionale Mohamed Ben Riadh Nasri - sottolinea la necessità di trasferire i detenuti in un paese terzo qualora in quello d'origine - in questo caso uno Yemen squassato da una guerra civile a cui partecipa pure Al Qaida - rischino la pena di morte. Ma la risposta vera è un'altra.

Ancora una volta Renzi si ritrova costretto a piegar la testa davanti alla richiesta di un Obama in difficoltà. Arrivato alla Casa Bianca nel gennaio 2009 promettendo solennemente di chiudere Guantanamo Obama rischia, due mandati dopo, di passare alla storia come uno dei presidenti più inaffidabili della storia. Un presidente che dopo aver inutilmente tentato di chiudere Guantanamo non solo non sa cosa fare dei 78 detenuti rimasti nel campo, ma non sa neppure dove mandare i 28 dichiarati «rilasciabili» ed in attesa, dopo l'arrivo in Italia di Suleiman, d'un paese disposto ad accoglierli. Anche perché di governi «disponibili» come quello di Renzi il presidente Obama ne conosce ormai veramente pochi.

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