Elezioni in Iran, chiusi i seggi: conservatori favoriti

l'Iran ha votato per la scelta del nuovo parlamento. Conservatori favoriti, ma i risultati si sapranno solo fra due giorni

Elezioni in Iran, chiusi i seggi: conservatori favoriti

In Iran quest’oggi si è stati più attenti alle notizie drammatiche provenienti sul fronte del Coronavirus che a quelle elettorali.

Si sono chiusi alle 23:00 ora locale, le 20:30 in Italia, i seggi per le elezioni parlamentari tra le più delicate della storia recente del paese. Si è trattato infatti del primo appuntamento del genere dopo l’uccisione, avvenuta a Baghdad lo scorso 3 gennaio ad opera di un raid Usa, del generale Qassem Soleimani.

Un episodio quest’ultimo che ha lasciato nel paese un’impronta molto forte, visto che il generale era, tra le altre cose, una delle figure più popolari, forse seconda soltanto alla Guida Suprema Khamenei.

E da allora a Teheran hanno cercato di mostrare di più i muscoli, una circostanza che ha fortificato all’interno del paese i cosiddetti “falchi”, coloro cioè che rappresentano le istanze più conservatrici. Non è un caso che più delle metà di coloro che hanno presentato la domanda per candidarsi siano stati esclusi dalla competizione per uno dei 290 seggi in palio. Molti di loro fanno parte del fronte riformista, quello cioè politicamente più lontano dalle alte sfere religiose e militari.

A fare le spese di questa ondata di esclusioni riformiste, anche ben 80 parlamentari uscenti. Tra questi un nome eccellente quale quello di Ali Motahari, figlio di Morteza Motahari, uno dei fondatori della Repubblica Islamica. Lui però si è ugualmente recato a votare e davanti al suo seggio elettorale non erano pochi i curiosi che aspettavano un commento sulla giornata elettorale: “Il Parlamento che uscirà dalle elezioni in corso in Iran – sono state le sue parole rese all’Agi dopo aver depositato il voto – molto probabilmente vorrà sotto impeachment Hassan Rohani, ma la Guida spirituale non lo permetterà e il presidente continuerà a lavorare fino a fine mandato”.

Una stoccata dunque ai conservatori, i quali potrebbero aver in mano grazie alle esclusioni eccellenti dalle liste, decretate dai Guardiani della rivoluzione, buona parte del futuro parlamento iraniano. Ed è proprio su questo elemento che si sta giocando la competizione elettorale. In più delle metà dei collegi, le sfide per accaparrarsi il seggio saranno tutte interne al fronte conservatore. Un modo per i “falchi” di controllare meglio sia il parlamento che le attività del presidente Hassan Rouhani, considerato invece un moderato molto più vicino ai riformisti.

Anche il capo dell’esecutivo si è ovviamente recato alle urne, parlando di “segnali importanti” da lanciare all’estero grazie alla partecipazione elettorale. Quest’ultima è stata chiesta con forza dalla Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei: “La giornata delle elezioni è una festa nazionale, votare è un diritto civile e un dovere religioso – ha dichiarato la Guida Suprema all’uscita dal suo seggio a Teheran – Ogni persona che ha a cuore gli interessi nazionali del Paese deve andare a votare”.

L’affluenza sarà un primo dato importante per capire l’andamento del voto. Non sono mancati appelli, seppur timidi, da parte dei riformisti di boicottare le elezioni per via delle tante esclusioni operate nella selezione dei candidati. Per questo conservatori e clero puntano invece a dare l’immagine di un paese andato in massa a votare. Per due volte la chiusura dei seggi è stata posticipata, un rinvio complessivo di quattro ore rispetto al programma originariamente previsto che potrebbe portare a ritenere alta la partecipazione.

Secondo le autorità elettorali, diverse persone alle 18:00, orario di chiusura preventivato, erano ancora in fila per votare. La tv di Stato ha mostrato code ai seggi in diverse città, un ulteriore elemento che le autorità mostrerebbero come indicativo di un'elevata affluenza. Un dato ufficiale però al momento non è ancora stato diffuso.

I risultati si sapranno solo tra due giorni, in alcuni casi anche tre. I seggi saranno assegnati con il modello maggioritario, in cui è previsto un ballottaggio se nessun candidato dovesse raggiungere almeno il 25% dei consensi.

Intanto il paese, prima ancora che dei responsi delle urne, appare più preoccupato per il coronavirus. Ai seggi in molti casi è stata misurata la temperatura alle persone che si recavano a votare, mentre per prevenire contagi è stato tolto l'obbligo di apporre le impronte digitali per ottenere la scheda elettorale. Segnali di come il virus, che ha già fatto tre morti e potrebbe essersi diffusi in tutte le principali città, stia iniziando mettere apprensione nel paese.