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Clima, la fabbrica della paura si è trasferita in Vaticano

Gli allarmi più catastrofisti su ambiente e futuro ora arrivano da Oltretevere. E guai a chi esprime dubbi

Clima, la fabbrica della paura si è trasferita in Vaticano

L a fabbrica della paura si è trasferita dall'Onu al Vaticano. Da un po' di tempo infatti è proprio da Oltretevere che arrivano gli allarmi più catastrofisti riguardo all'ambiente e al futuro, allarmi che vanno ben oltre gli scenari già apocalittici serviti dall'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), la Commissione Onu di esperti che relaziona sui cambiamenti climatici. Solo qualche giorno fa da Casina Pio IV (sede delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali) partiva un velenosissimo tweet contro gli scienziati e gli esperti che contestano la teoria del riscaldamento globale antropogenico (cioè provocato dalle attività dell'uomo): «Il negazionismo climatico - afferma il tweet con una violenza verbale inusuale per la diplomazia vaticana - non ha mai avuto molto a che fare con la logica o l'evidenza scientifica: sono senza ombra di dubbio in malafede. Non credono a quello che dicono: cercano scuse per consentire a gente come i fratelli Koch di continuare a far soldi». I fratelli Koch sono multimiliardari americani a capo di industrie che coprono svariati settori, dall'energia alla chimica ai prodotti agricoli, ma sono soprattutto politicamente conservatori e finanziatori del Partito repubblicano, profilo che di questi tempi in Vaticano deve apparire simile a quello di Satana.

Insomma la Chiesa sembra si sia ormai lanciata in una nuova crociata e guai a coloro che osano anche solo esprimere qualche perplessità a proposito di tesi scientifiche quantomeno controverse. Del resto a fare una scelta di campo precisa era stato tre anni fa papa Francesco con l'enciclica Laudato Si', di cui una parte sostanziosa era dedicata appunto all'esposizione acritica delle tesi catastrofiste sui cambiamenti climatici, la cui colpa ovviamente ricade sull'uomo. Il Papa chiamava alla «conversione ecologica», e per scongiurare la distruzione totale del pianeta invocava la rapida transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. Peraltro fu detto esplicitamente che l'enciclica voleva essere un contributo importante per la Conferenza sul Clima di Parigi (Cop21) che si sarebbe tenuta da lì a pochi mesi, nel dicembre 2015, e che, come ormai ogni Conferenza sul clima, era reputata decisiva per le sorti del pianeta. Una scelta «politica» dunque, che ha ovviamente destato critiche. Fatto sta che da lì in poi è stato un diluvio di interventi, convegni, iniziative sempre all'insegna del catastrofismo climatico, con due protagonisti indiscussi che come avviene spesso in certi casi si sono dimostrati più papisti del papa.

Il primo è il cardinale ghanese Peter Turkson, a capo del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, il primo prelato «plastic-free»: ha infatti bandito dagli uffici del dicastero le stoviglie di plastica come gesto «profetico» per la salvezza del pianeta, e alla Bbc già nel 2015 dichiarava che in fondo il controllo delle nascite può essere una «soluzione» contro i cambiamenti climatici. Nello scorso luglio ha organizzato un grande convegno internazionale in Vaticano, un vero festival del catastrofismo, in cui l'approssimarsi della «morte ecologica» si stagliava all'orizzonte. Mari che si alzano, terre che spariscono, popoli poveri sacrificati sull'altare del consumismo, un intero pianeta «davanti all'abisso», come ha sintetizzato l'Osservatore Romano. Ma ecco la ricetta, la solita delle élite socialiste: per impedire che la temperatura cresca di 1.5°C entro fine secolo: carbon tax e drastica riconversione economica che, evidentemente, solo una dittatura internazionale può ottenere.

Ma il personaggio simbolo del catastrofismo vaticano è senz'altro l'arcivescovo argentino Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali. Con i suoi convegni, Sorondo ha spalancato le porte in Vaticano a scienziati ed esperti noti soprattutto per il loro sostegno a politiche di controllo delle nascite; ma soprattutto ha dato le chiavi della politica economica ed ambientale vaticana a Jeffrey Sachs, ex capo economista all'Onu e oggi direttore dell'Earth Institute e di programmi per lo sviluppo sostenibile.

Grazie a queste «amicizie» importanti, Sorondo ha potuto recentemente trovare spazio su una rivista autorevole come è Foreign Affairs, dalle cui pagine si è lanciato in una serie di vaticini che deprimerebbero una colonia di comici. A questo ritmo di emissioni di CO2 sostiene Sorondo entro il 2100 la temperatura aumenterà di 4 gradi. Quanto alla salute, le sempre più intense ondate di calore macineranno morti e un mercato alimentare impazzito penserà a decimare i sopravvissuti. Ovviamente la colpa è dei paesi ricchi, secondo uno schema marxista ben collaudato. Uno scenario terribile, ma si avvicina la Cop24, a dicembre in Polonia, e c'è bisogno di alzare i toni nella prospettiva di un governo mondiale giustificato dall'emergenza. Ma è per questo che esiste la Chiesa?

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