Una talpa. Un complice interno all'azienda che gestisce la rete fognaria, la Abc, in grado di fornire le mappe dettagliate dei cunicoli ramificati che si snodano nella Napoli sotterranea. È una delle ipotesi, tutta da provare, su cui punterebbero le indagini del pm Domenico Musto, coordinate dall'aggiunto Pierpaolo Filippelli e dal procuratore capo Nicola Gratteri.
Il colpo grosso all'Arenella, pianificato da tempo, sarebbe stato possibile solo da chi quelle gallerie e cunicoli conosce bene, tanto da non lasciare traccia. A parte qualche arnese abbandonato nella fuga, un flex, cacciaviti e arnesi da scasso. C'è poi una pistola giocattolo, una replica di una Beretta senza tappo rosso, abbandonata nella filiale quasi a sfidare le forze dell'ordine, intervenute dopo oltre quattro ore con le forze speciali del Gis. Tecnici specializzati che quel vecchio reticolo tra condotte d'acqua e cloache conoscono bene. Interrogati ancora clienti e dipendenti della filiale numero 10 della Crédit Agricole in piazza Medaglie d'Oro ventilando, anche, l'eventualità di un basista interno.
Certo è che il gruppo d'assalto, sei persone entrate in azione su due fronti, esterno e interno, era più numeroso. Una squadra di scavatori esperti in grado di realizzare senza far rumore, ma con precisione millimetrica, un cunicolo parallelo alla condotta fognaria. Un passaggio di pochi centimetri che sbuca nell'anticamera della stanza blindata dove il pavimento, qui, è fatto da una gettata di pochi centimetri. Il problema è nel caveau, rinforzato con l'antisfondamento ma con le cassette di lamiera. Tanto che, una volta entrati in azione, vengono aperte con un cacciavite. Chi conosceva la planimetria della banca, chi ha effettuato i lavori di consolidamento, forse, potrebbe aver parlato troppo.
Altra certezza: la banda del buco è formata da operai trasformati in rapinatori, magari sotto la guida di "maestri" dello scasso partenopei. Gli stessi che, con chiaro accento napoletano, avrebbero detto di agire giovedì 16 aprile perché "il venerdì 17 porta jattura". A colpo sicuro. Sì, perché i depositi privati di beni come preziosi, orologi di lusso, gioielli, lingotti d'oro possono trovarsi quasi certamente in una zona bene della città, nel quartiere Arenella. Cioè al Vomero, dove i residenti temono furti nelle abitazioni e mettono i loro averi al sicuro.
Bottino di alcuni milioni di euro anche se quantificarlo sarà un lavoro lungo. Settanta le cassette depredate. Il percorso. I criminali sarebbero partiti dal rione Sanità, cioè dai Quartieri Spagnoli. Con le tute blu indossate durante l'assalto, avrebbero esplorato per mesi il sottosuolo in cerca del percorso migliore fino alla decisione di scavare un tunnel di dodici metri e arrivare sotto al pavimento durante l'orario di apertura della banca. Coordinati all'unisono.
Mentre i tre malviventi mascherati fanno irruzione da una vetrata, tre complici sbucano dal varco aperto nel corridoio. La fuga. Il tempo di chiudere a chiave i 25 ostaggi, sotto la minaccia di armi finte ma con estrema gentilezza, e di arraffare il bottino, portato via da una decina di compari nella galleria.