Dal Comitato di bioetica (quasi) sì al suicidio assistito

Il presidente d'Avack: abbiamo esposto i pro e i contro Il 24 settembre la decisione della Corte costituzionale

Il Comitato nazionale di bioetica apre con cautela al suicidio assistito. Ma soltanto uno spiraglio. Il Cnb, organismo istituzionale che ha soltanto funzioni consultive e di indirizzo, cerca una sintesi ma naturalmente non la trova e dunque esprime un documento (votato da 13 membri su 24) piuttosto generico dove la parte più interessante è proprio quella che si annida nelle postille finali degli esperti che si sono dissociati dal parere generale pur rispettandolo.

La salvaguardia della vita da un lato e la difesa della libertà dell'individuo e della sua autodeterminazione dall'altro sono principi difficilmente conciliabili soprattutto di fronte a scelte angosciose ed esistenziali come quelle che ruotano intorno al fine vita: la malattia, la sofferenza, il suicidio. Il parere degli esperti arriva in attesa che sia il Parlamento ad intervenire come esplicitamente richiesto dalla Consulta dopo la questione sollevata dalla Corte di assise di Milano sul caso di Marco Cappato. L'attivista radicale era finito sotto processo a Milano per aver aiutato Dj Fabo (Fabiano Antoniani cieco e tetraplegico dopo un gravissimo incidente) a raggiungere la Svizzera dove aveva ottenuto il suicidio assistito. Per il 24 settembre è fissata la nuova udienza della Consulta che dovrebbe prendere una decisione in merito alla legittimità o meno dell'aiuto al suicidio, visto che è altamente improbabile che il Parlamento legiferi prima.

Il Cnb di fatto si è spaccato. Alcuni dei membri sono fermamente contrari alla legittimazione, sia etica sia giuridica, del suicidio medicalmente assistito: compito del medico non può e non deve mai essere l'agevolazione della morte.

Altri sono più aperti a valutare sul piano morale e giuridico la legalizzazione del suicidio medicalmente assistito perché, dicono, accanto al valore della tutela della vita va difesa anche l'autodeterminazione del paziente e la dignità della persona. Diritti comunque costituzionalmente garantiti e per i quali si deve trovare un bilanciamento che deve tenere conto non soltanto delle condizioni del paziente ma anche garantire il medico che deve affrontare procedure così delicate.

Non solo. Gli esperti sollevano anche il timore che nelle attuali condizioni di grave crisi del Sistema sanitario nazionale si finisca per favorire la fine piuttosto che applicare terapie e cure costosissime.

«Non è un'apertura al suicidio assistito - assicura il presidente del Cnb, Lorenzo d'Avack -. Vorrei che il parere fosse un utile strumento, molto documentato, che possa aiutare il legislatore a prendere decisioni. Abbiamo voluto fare chiarezza ed esporre tutti gli argomenti, pro e contro».

Non si tratta di stabilire se c'è una maggioranza «a favore del suicidio assistito» prosegue d'Avack ma «spiegare alla società e al mondo politico che cosa sia esattamente il suicidio assistito, molto spesso confuso con l'eutanasia».

Ma è proprio su questo punto cruciale che in realtà non c'è accordo e non soltanto all'interno del Cnb. Per molti esperti dire come fa d'Avack che «il suicidio assistito è diverso dall'eutanasia» non è accettabile. Non a caso molti componenti del Cnb, come Lucio Romano hanno tenuto a precisare che questo parere «non legittima il ricorso al suicidio medicalmente assistito né rappresenta un'apertura».

Nel documento si sottolinea la necessità di impegnarsi a fornire cure adeguate anche ai malati inguaribili in condizione di sofferenza ed a rispettare i valori professionali e deontologici dei medici e degli altri professionisti sanitari.

Nella postilla del professor Maurizio Mori si chiede esplicitamente di prevedere in eventuali future normative il diritto del medico di ricorrere all'obiezione di coscienza. Sarà dovere del medico invece informare preventivamente il proprio paziente o i suoi familiari di non essere disponibile a prestare questo tipo di assistenza.

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