Nel fine settimana in Florida, Donald Trump ha partecipato a Palm Beach all'intitolazione a suo nome del tratto di autostrada che collega l'aeroporto al suo resort di Mar-a-Lago; ha alternato le partite a golf con una visita a un fornitore di marmi e arredi per la nuova "Ballroom" della Casa Bianca; ha valutato con i suoi consiglieri l'invio dell'esercito a Minneapolis per placare le proteste contro gli agenti federali anti-immigrazione; ha minacciato dazi aggiuntivi contro i Paesi europei che intendono mettersi di traverso all'acquisizione della Groenlandia; e, con un sms al premier norvegese Jonas Gahr Store, ha motivato la sua rinnovata aggressività con la mancata assegnazione del Nobel per la Pace.
A un anno dall'inizio del suo secondo mandato (20 gennaio 2025), basterebbe il racconto di questi tre giorni per definire la distanza della seconda presidenza Trump da qualsiasi altro suo predecessore nel Dopoguerra e, allo stesso tempo, per riassumerne l'oscillazione continua tra tensioni interne ed esterne. Tutto questo, mentre i sondaggi indicano che l'iper attivismo del tycoon e i cambiamenti radicali imposti alla società Usa e alla proiezione internazionale dell'America non soddisfano la maggioranza degli elettori. L'indice di gradimento del presidente è basso. In media, poco sopra il 40%. Sul fronte interno, pesa il tema dell'"affordability", il costo della vita. I buoni risultati macroeconomici ereditati dall'Amministrazione Biden sono stati consolidati e in parte (il deficit commerciale, ad esempio) migliorati, ma questo (come per Biden) non si è tradotto in benefici concreti per le tasche della maggioranza degli americani. I prezzi dei generi alimentari, delle abitazioni, dei mutui, delle cure sanitarie e perfino delle automobili rimangono alti, sia per una serie di fattori strutturali, che auto-imposti: i dazi, la scarsità di mano d'opera immigrata. L'occupazione è in frenata e, paradossalmente, calano i posti di lavoro nel settore manifatturiero, nonostante gli sforzi dell'amministrazione (di nuovo, i dazi) per rilanciare l'industria americana.
I record di Wall Street, uno degli indicatori preferiti di Trump, sono stati frutto soprattutto delle performance delle Big Tech e degli investimenti miliardari nell'Intelligenza Artificiale, che però hanno fatto salire i costi delle bollette, per la fame di energia dei nuovi data center. La messa in sicurezza del confine col Messico, le politiche anti-woke (la battaglia contro le università liberal, la trasformazione delle policy del governo federale) soddisfano gli elettori repubblicani: per il 59%, il Paese sta "andando nella direzione giusta".
Ma l'aggressività degli agenti federali nell'attuare la "più grande deportazione di massa" degli immigrati illegali rischia di sfaldare la coalition creata da Trump per riconquistare la Casa Bianca. Le retate degli agenti dell'Ice (Immigration and Customs Enforcement) nelle città americane stanno allontanando gli elettori indipendenti, i repubblicani moderati e i latinos che furono la chiave vincente nel 2024. Perfino il podcaster superstar Joe Rogan, snobbato all'epoca da Kamala Harris perché "troppo di destra", ma che con il suo endorsement e i suoi milioni di follower contribuì alla vittoria nelle presidenziali, ha preso le distanze: "Stiamo diventando come la Gestapo". Nemmeno la politica estera, proprio quella (con l'eccezione dell'Ucraina) per la quale Trump può vantare più successi, dalla tregua a Gaza, alla distruzione delle capacità nucleari dell'Iran, all'imposizione agli alleati della Nato di aumentare al 5% del Pil le spese militari convince la maggioranza degli elettori. Le ultime mosse del presidente, la cattura di Nicolas Maduro e il protettorato imposto al Venezuela e, in ultimo, l'"acquisizione" della Groenlandia vengono bocciate nel sondaggi con percentuali preoccupanti per l'amministrazione.
Paradossalmente, ancora, è soprattutto la base Maga, i custodi dell'America First, a contestare il neo interventismo di Trump. È in questo contesto che a breve si inizierà a combattere la battaglia politica che porterà alle elezioni di midterm di novembre, che determineranno il futuro di questa presidenza.