Confini aperti dal 3 giugno. Il Nord Ovest è a rischio spera nell'assist Ue dal 15

Scetticismo per Lombardia, Piemonte e Liguria. Intesa europea sul via libera globale al turismo

Confini aperti dal 3 giugno. Il Nord Ovest è a rischio spera nell'assist Ue dal 15

Gli spostamenti extra-regionali rimangono un'incognita, almeno fino a domani, quando l'esito del monitoraggio del ministero della Salute dirà se il 3 giugno anche le regioni del nord ovest potranno riaprire liberamente i propri confini. «Si è ritenuto opportuno attendere quantomeno il flusso dei dati fino a giovedì per effettuare valutazioni più circostanziate», spiega il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, a Milano per fare il punto della situazione con il presidente della Lombardia Attilio Fontana. Anche i dati della sua regione sono in calo, ma restano problematici rispetto a quelli di altri territori, soprattutto del sud, meno colpiti dall'epidemia, che adesso temono l'eventuale arrivo di persone provenienti dalle aree a rischio.

Se i numeri non saranno confortanti, il governo potrebbe decidere aperture differenziate e ritardare di una settimana o due quelle di Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. «Non ce lo dicano il giorno prima», chiede al governo il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. L'eventualità di una partenza scaglionata, però, potrebbe essere spazzata via dal d-day europeo annunciato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio per far ripartire il turismo in tutta Europa il 15 giugno. Quel giorno punta a riaprire la Germania e Di Maio vuole ripartire insieme, senza corridoi che escludano alcuni Paesi, tra cui il nostro. Il governo sta lavorando per questo ed è chiaro che se l'Europa aprirà al turismo il 15 giugno, in Italia non ci potranno essere regioni escluse dalla libera circolazione. «Dobbiamo permettere alle nostre strutture di alta gamma di poter ricevere i turisti stranieri europei: è lavoro per i nostri operatori. Spero che gli italiani riescano ad andare in vacanza, in Italia, ma serve il turismo straniero e soprattutto quello tedesco», sostiene il ministro auspicando che tutte le regioni diano indicazioni omogenee ai turisti. «Non ci possono essere misure diverse», dice.

Anche l'Unione Europea si sta muovendo con un coordinamento unico per riaprire le frontiere Ue, senza accordi bilaterali o corridoi. «Muoversi tutti insieme salvaguarda non solo una concorrenza leale sul turismo, ma anche tutto il lavoro che si fa nel Centro di prevenzione Ue», osserva il ministro per gli Affari Europei, Enzo Amendola. Il problema adesso è l'Austria, che non ne vuole sapere di logiche di coordinamento e non vuole l'apertura delle frontiere con l'Italia, tanto che a giugno, quando torneranno a circolare i treni internazionali, al Brennero non passeranno quelli da e per il nostro Paese. Per il governatore del Tirolo, Guenther Platter, il problema con l'Italia è legato alla situazione «ancora problematica della Lombardia, dove ci sono ancora molte persone contagiate». Un'iniziativa pericolosa, quella dell'Austria, che mentre chiude all'Italia fa alleanze con Germania, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Lo denuncia il presidente di Confturismo-Confcommercio, Luca Patanè. «Chiediamo al ministro Di Maio di convocare urgentemente un tavolo di confronto con le categorie degli operatori del turismo per individuare azioni e misure da adottare con immediatezza per reagire al fiorire di accordi bilaterali tra singoli Stati Ue che rischiano di trasformare la riapertura dopo il lockdown in un'occasione per depistare verso altre destinazioni flussi turistici internazionali che potrebbero essere in parte destinati all'Italia», afferma Patanè. Se il coordinamento riuscirà e ci sarà il d-day europeo, l'Italia non si potrà far trovare divisa e sarà necessario lavorare sui governatori di quelle regioni che temono arrivi indiscriminati dal nord e per questo pensano ad ordinanze di chiusure dei propri confini.

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