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"Conflitto chiuso in 15 giorni". Trump aspetta il piano dell'Iran

Rubio: "Dossier in arrivo, operazioni per due settimane". Il G7 Ue: de-escalation subito. Israele: "Avanti". Raid sulle centrali. L'ipotesi: armi per Kiev in Medioriente

"Conflitto chiuso in 15 giorni". Trump aspetta il piano dell'Iran
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A un mese esatto dall'inizio della guerra contro l'Iran, il segretario di stato Marco Rubio assicura che gli Stati Uniti prevedono di concludere le operazioni militari nelle "prossime due settimane". Mentre Donald Trump si prende altro tempo per dare una chance alla diplomazia con una nuova sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche del nemico. In queste ore, gli Usa attendono la risposta di Teheran al loro piano di pace: secondo Cbs il presidente e i massimi funzionari della Casa Bianca sono stati informati che la controproposta della Repubblica islamica è in arrivo e Rubio, a margine del vertice dei ministri degli Esteri del G7 in Francia (che chiede una immediata de-escalation), precisa che fino ad adesso "abbiamo avuto solo uno scambio di messaggi e segnali provenienti dal sistema iraniano, o ciò che ne rimane, che indicano la disponibilità a discutere di determinati argomenti". Il titolare di Foggy Bottom precisa in ogni modo che gli Stati Uniti possono ancora raggiungere i loro obiettivi senza l'impiego di truppe di terra. Trump, da parte sua, ripete che "in Iran stiamo andando davvero bene", e l'inviato speciale Steve Witkoff conferma l'esistenza del piano in 15 punti, con il Pakistan nel ruolo di mediatore.

L'Iran però, almeno ufficialmente, continua a frenare: dice di valutare la proposta, ma ribadisce che non sta negoziando direttamente con Washington e insiste sul controllo dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il petrolio mondiale. E pur se si parla di tregua, Israele aumenta gli attacchi. I raid "si intensificheranno ed espanderanno", poiché la Repubblica islamica non ha dato ascolto agli avvertimenti "di smettere di lanciare missili contro la popolazione civile in Israele", avverte il ministro della Difesa Israel Katz, con l'Idf che colpisce un impianto usato per i materiali necessari all'arricchimento dell'uranio. Mentre il Pentagono valuta di inviare fino a 10mila soldati aggiuntivi in Medioriente, per offrire a Trump più opzioni militari a margine dei negoziati. I contatti, secondo il Pakistan, proseguono in forma indiretta, ma sul terreno la tensione resta alta e il Congresso si prepara a esaminare la strategia della Casa Bianca solo dopo metà aprile.

Il nuovo contingente, composto da fanteria e mezzi corazzati, si aggiungerebbe ai circa 5mila Marines già schierati nella regione e ai paracadutisti dell'82ª divisione in arrivo, con possibili dispiegamenti a ridosso dell'Iran e dell'isola di Kharg, snodo chiave per l'export petrolifero. La Casa Bianca non conferma i dettagli operativi, ma ribadisce che il comandante in capo "ha tutte le opzioni militari a disposizione". Gli Usa non escludono la possibilità di dirottare parte delle armi destinate all'Ucraina agli sforzi contro Teheran: "Al momento non è stato ancora dirottato nulla, ma potrebbe accadere - dice Rubio - Se dovessimo aver bisogno di qualcosa per l'America, lo riserveremo innanzitutto all'America".

Secondo il Washington Post, gli Stati Uniti stanno utilizzando centinaia di missili Tomahawk contro l'Iran: fonti informate riferiscono che in sole quattro settimane ne sono stati lanciati oltre 850, con un ritmo che sta creando allarme al Pentagono, e innescando discussioni interne su come averne di più a disposizione. I Tomahawk, che possono essere lanciati da navi di superficie e sottomarini, sono stati un elemento fondamentale degli attacchi militari statunitensi sin dal loro primo utilizzo nel 1991 durante la Guerra del Golfo. Tuttavia, ne vengono prodotte poche centinaia ogni anno, quindi la disponibilità globale è limitata.

Il dipartimento della Difesa non divulga pubblicamente il numero di missili presenti nel suo arsenale in un determinato momento, e il loro ampio utilizzo nel conflitto con l'Iran richiederà discussioni urgenti sull'opportunità di riallocarne alcuni da altre parti del mondo, compreso l'Indo-Pacifico, e al contempo di compiere uno sforzo a lungo termine per produrne di più.

VRob

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