Donald Trump ripete che la guerra in Iran è "molto vicina alla fine", e un accordo entro la fine di aprile "è possibile". "Li abbiamo sconfitti militarmente, in modo totale", afferma il presidente americano con Fox Business Network e precisa: "Se dovessi ritirarmi in questo preciso istante, ci impiegherebbero 20 anni per ricostruire il Paese, e noi non abbiamo ancora finito". "Vedremo cosa accadrà, credo che vogliano davvero, a tutti i costi, raggiungere un accordo", prosegue. L'Associated Press, citando funzionari regionali, riferisce che Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto "un'intesa di massima" per prolungare il fragile cessate il fuoco in vigore da una settimana al fine di favorire ulteriori iniziative diplomatiche. Ma la Casa Bianca interviene spiegando di non aver mai chiesto una proroga. Secondo il Wall Street Journal le parti, pur essendosi accordate in linea di principio per un ulteriore incontro, non hanno deciso né la data né il luogo in cui vedersi, probabilmente nei prossimi giorni, come anticipato da Donald Trump.
Sul dossier Iran pesa anche la guerra di Israele in Libano contro Hezbollah. La tv Al-Manar, controllata dal gruppo estremista, è stata smentita da Israele, dopo aver parlato di un accordo per lo stop di una settimana ai combattimenti, che sarebbe arrivato in seguito all'avvio di negoziati fra le due parti a Washington. Le forze armate israeliane annunciano al contrario di aver approvato nuovi piani operativi sia per il Libano che per l'Iran. E Teheran insiste a legare le due questioni, spiegando tramite fonti al quotidiano qatariota Al-Arabi Al-Jadeed di subordinare l'avvio di un nuovo ciclo di negoziati con gli Stati Uniti "in primis al cessate il fuoco in Libano".
Intanto gli Usa proseguono con il blocco dello Stretto di Hormuz: l'US Central Command ha comunicato martedì che è stato pienamente attuato, interrompendo "completamente" il commercio marittimo internazionale di Teheran. E il Pentagono invierà altre migliaia di soldati in Medioriente nei prossimi giorni. Il Washington Post, citando funzionari Usa, spiega che le forze in arrivo nella regione includono circa 6.000 soldati a bordo della portaerei Uss George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta. Altri 4.200 soldati del Boxer Amphibious Ready Group e alla task force dei Marines imbarcata, l'11th Marine Expeditionary Unit, dovrebbero arrivare a fine mese. I rinforzi militari dovrebbero unirsi alle navi da guerra già presenti nella regione e ai circa 50.000 militari che, secondo il dipartimento della Difesa sono impegnati nelle operazioni contro l'Iran.
Trump nel frattempo, dopo aver sentito e visto notizie "ovunque" secondo cui Pechino stava inviando armi a Teheran, ha scritto una lettera all'omologo cinese Xi Jinping chiedendogli "di non farlo", e "lui mi ha risposto dicendo, in sostanza, che non lo sta facendo". Martedì il Dragone ha accusato gli Stati Uniti di un comportamento "pericoloso e irresponsabile" in merito al blocco dei porti iraniani, e Xi ha promesso che avrebbe svolto un "ruolo costruttivo" nel promuovere la pace in Medio Oriente.
Un'inchiesta del Financial Times, tuttavia, rivela che l'Iran avrebbe acquisito un satellite spia cinese che gli ha fornito capacità di colpire le basi militari statunitensi in tutta la regione.
Il satellite, noto come TEE-01B, è stato acquisito dalla Forza Aerospaziale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche alla fine del 2024, dopo essere stato lanciato nello spazio dalla Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino però smentisce, definendo le notizie "interamente costruite ad arte".