"Congelare l'intero sistema per ripartire da dove eravamo"

Il capo economista di Intesa: "Nessuna impresa deve fallire Servono subito i soldi dello Stato e poi gli eurobond"

Come gli astronauti di 2001 Odissea nello spazio, così dobbiamo sperare di essere tutti noi, famiglie e imprese, in questi giorni: «Ibernati, per poi riprendere da dove eravamo rimasti». Troviamo Gregorio De Felice nella sua casa milanese, via Skype, in questo terzo week end di clausura nazionale. I dati del contagio da un paio di giorni sono entrati in una zona ansiogena. Ma non per il capo economista della più importante banca italiana, Intesa Sanpaolo, che non crede al ritorno dell'economia del baratto. La cosa ci solleva il morale e cerchiamo di approfondirla.

Gli chiediamo che dati guarda per capire dove stiamo andando. E il metodo ci convince: immaginate l'economia italiana scomposta per valore aggiunto in tutti i suoi settori produttivi da una parte, e nei diversi territori di attività dall'altra. Immaginate poi di incrociare questi dati in una matrice e, in una terza dimensione, di applicare le restrizioni in corso: questo è il quadro che De Felice sta aggiornando di continuo. «Così vediamo la percentuale di attività chiuse e sulla base della lunghezza delle restrizioni ci facciamo un'idea del rallentamento in corso e la forniamo alla banca. Siamo di fronte a quattro choc: quello dell'offerta, perché il sistema produttivo, già in rallentamento da gennaio per l'epidemia in Cina, da marzo è stato investito in pieno e una parte si è fermata. Poi quello della domanda, con i lavoratori autonomi senza più reddito e quelli dipendenti che hanno ancora lo stipendio ma che non possono uscire di casa e spenderlo. Terzo è lo choc per la finanza pubblica: si deve far fronte a meno entrate tributarie e più spese, quindi più debito. Infine lo choc dei mercati, che è causa del calo della ricchezza delle famiglie, pesa sui conti degli intermediari e rischia di assorbire capitale se non si introducono deroghe alle regole di vigilanza e contabili. Quest'ultimo rischio sembra per il momento evitato». E meno male, perché mancava solo l'invasione delle cavallette.

Tuttavia nulla è ancora perduto, spiega De Felice, che sposa le direttive dei decreti governativi come «l'unica strada per smussare la curva dei contagi. Per assurdo, con un numero di posti di terapia intensiva infinito si sarebbe potuto tenere tutto aperto. Ma non è così e per rallentare i contagi il blocco è inevitabile». Inutile chiedergli, però, quanto sarà pesante. Come dice Prometeia, Pil italiano giù del 6,5% nel 2020? O Goldman Sachs, giù dell'11%? Niente da fare. Intesa ha deciso di non rincorrere le previsioni «perché qualunque dato fornissimo rischieremmo di doverlo cambiare domani o dopo il prossimo decreto, o dopo l'ultimo intervento della Fed». Ma la sostanza non cambia: «Ci sarà una fermata grave, importante, ma temporanea, a cui seguirà un rimbalzo, che però non sarà immediato, tra fine anno e 2021. Ma solo a determinate condizioni».

Eccoci al punto. Le condizioni, che De Felice conosce come pochi, forse come nessun altro avendo sott'occhio in tempo reale il quadro delle imprese, dei distretti e delle filiere produttive nazionali attraverso la rete creditizia di Intesa, la più capillare d'Italia. «La condizione è che, salvo casi fisiologici, nessuna impresa deve fallire. Non deve scattare la soglia dei libri in tribunale. E penso che le caratteristiche del nostro sistema finanziario aiutino: abbiamo sempre detto che in Italia siamo troppo bancocentrici e che le imprese ricorrono poco al mercato dei capitali? Vero, ma in queste circostanze è un vantaggio. Pensiamo a un'impresa che ha milioni di debiti sul mercato: è più facile negoziare il rinnovo con investitori istituzionali o con la banca che conosce da sempre quell'impresa? Prevale il senso di responsabilità e la consapevolezza che bisogna garantire la continuità aziendale. Dobbiamo immaginare l'ibernazione del sistema, un tessuto sano che semplicemente si ferma, congelato. Senza che nessuno ne sopporti gravi conseguenze. Il blocco serve a far sparire il virus. Poi si toglie l'ibernazione e riparte tutto quasi come prima».

Come noto, gli astronauti ibernati di Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick non sono mai arrivati su Giove. Qui invece le cose devono andare un po' meglio: come può funzionare l'ibernazione di De Felice? Quante risorse servono e chi le fornisce? La Bce sta facendo la sua parte ma opera solo dal lato liquidità e credito, non può erogare reddito. Qui serve altro. E si arriva al dibattito sul Mes, gli eurobond, il nuovo debito evocato da Mario Draghi. Proviamo a sintetizzare?

«Per garantire un'ibernazione senza danni per imprese e famiglie, quanto finora stanziato dal governo è sufficiente per qualche settimana. Poi ci vorranno più risorse. Per finanziarle abbiamo un cuscinetto importante, le linee di credito di emergenza del Mes (enhanced condition credit lines) che per l'Italia valgono 35 miliardi, a cui si può ricorrere con l'unico impegno di spenderli per l'emergenza e gli effetti collegati. Ma se Conte e Sanchez hanno chiesto un cambio di marcia è perché sanno che occorreranno più mezzi finanziari. In questi prossimi 15 giorni di tempo chiesti dopo il Consiglio Europeo deve emergere qualcosa di più. Il nuovo debito di cui ha parlato Draghi, sotto forma di «pandemic bond» europei per finanziarie l'emergenza, per strutture e mezzi sanitari e per finanziarie le imprese e le famiglie in difficoltà. Non posso pensare che la classe dirigente europea si tiri indietro di fronte al rischio che un'impresa italiana o francese fallisca per un virus. Come lo potremo raccontare ai nostri figli? Come faremo a spiegare che nessuno ha pensato a loro pur avendo tra le mani le leve del comando? Sarebbe come o peggio di uno sterminio».

E se dovessimo fare da soli? Ce la faremmo? Qualcuno evoca una patrimoniale ma non sono gli attrezzi che piacciono a noi e nemmeno a De Felice, anzi. I risparmiatori italiani, che hanno una ricchezza finanziaria di oltre 5mila miliardi, vanno chiamati a raccolta, questo sì. Ma per comprare bond italiani a lunga scadenza, ideati per la pandemia, sullo schema dei Btp Italia. «Sì, si può fare da soli, certo. Ma se l'Europa non è unita in questo momento drammatico, quando lo sarà? La costante difesa degli egoismi nazionali sarebbe ora la grande sconfitta dell'ideale europeo».

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Commenti
Ritratto di Quintus_Sertorius

Quintus_Sertorius

Lun, 30/03/2020 - 14:40

Ottima idea. Annulliamo tutte le transazioni borsistiche fatte da febbraio in poi? Altrimenti non è "ripartire da dove eravamo", cari vampiri.