Congiurati pronti a giurare alla Knesset

Ma Bibi ha reso Israele indispensabile Il governo di unità archivia 12 anni di storia. "Eliminato" il leader che ha sconfitto il Covid e siglato la Pace di Abramo

Congiurati pronti a giurare alla Knesset

Gerusalemme «Ascoltatemi amici, romani, concittadini Io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che l'uomo fa vive oltre di lui. Il bene sovente, rimane sepolto con le sue ossa Il nobile Bruto dice che Cesare era ambizioso», e che si dica, dice Marco Antonio secondo Shakespeare. E poi si avventura nelle lodi di Cesare il cui corpo giace sul selciato di Roma, e suscita l'amore della folla. La storia ha parlato di Cesare come meritava. E così sia per Netanyahu, che sta benissimo di salute e magari tornerà a essere primo ministro. Ma oggi i nuovi membri del governo non solo dicono che la loro è un' impresa di salvataggio della nazione, ma di compimento di un'opera storica indispensabile. Dicono che per quanto un leader possa essere prezioso, in democrazia 12 anni al potere sono un'anomalia che risulta una diminuzione della democrazia stessa.

La seconda ripetuta motivazione è che Cesare-Netanayhu ha un carattere difficile, superbo, che non conosce scuse e non fa crescere virgulti: ed è per questo che i personaggi che oggi sono al governo, da Naftali Bennet a Yair Lapid a Yvette Lieberman a Gideon Saar, possono dire di essere stati trattati con poca giustizia e con spocchia. Ma anche Churchill non aveva un buon carattere. Questo non lo ha limitato nel salvare l'Europa da Hitler. Sono divenuti parte dell'insofferenza verso il leader la sua famiglia, il carattere della moglie Sara e gli interventi di suo figlio Yair, ma non risulta che abbiano mai influito sull'elaborata strategia sionista del primo ministro.

E naturalmente si usa per lui ad abundantiam l'aggettivo «corrotto» rispetto alle tre accuse per cui oggi siede in tribunale: ma si tratta secondo molti giuristi di accuse fasulle e pretestuose. Netanayhu è un uomo di svolte grandiose nella storia di Israele, l'ultima delle quali, la vittoria del Paese sul Covid, è testimone di un modo di lavorare che va dritto allo scopo: insistere dall'inizio sui vaccini. Vaccinare tutti è stato sinonimo di salvare Israele, per questo l'ha fatto meglio di tutto il mondo.

La sua percezione è che Israele è un Paese da salvare, piccolo, dai confini insicuri, dai nemici decisi, il solo Paese che tiene saldi i valori dell'Occidente figli della storia dell'ebraismo e che per questo ha bisogno di una particolare dedizione. La prima volta che Netanayhu fu primo ministro nel 1996, battendo Shimon Peres, questa determinazione appariva dura e solenne, troppo per resistere: nel tempo l'ha ammorbidita nel comportamento, ma solidificata nei contenuti. Durante un viaggio in Argentina spiegò dove stava andando: Israele deve potersi difendere da solo, la sua tecnologia, la sua scienza non devono conoscere rivali, deve avere le armi più moderne, devi sguinzagliare le migliori intelligenze.

Netanyahu individua la sua strada per quella che è sempre stata la maggiore ambizione di ogni primo ministro: la pace. Capisce che merita dei tentativi seri, come quello del congelamento delle costruzioni nel West Bank, si merita il suo discorso che impegna il Paese a «due stati per due popoli» ma capisce anche, al contrario di Obama, che i palestinesi rifiutano l'esistenza dello Stato ebraico.

E allora cerca un allargamento effettivo, anche per i palestinesi nel futuro, nei Patti di Abramo con la sua conquista della simpatia di una parte dei Paesi arabi al suo progetto. Bibi facendo questo ha spinto Israele sulla strada della sua dottrina più larga, della sua prospettiva migliore: una piccola grande potenza benefica, che può aiutare il mondo dall'acqua alla lotta contro il terrorismo ai satelliti al vaccino all'high tech alla medicina... Israele con Netanayhu è diventata indispensabile al mondo intero.

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