Contagi, il dato fa sperare: aumento più basso da un mese

I nuovi malati scendono sotto i 3mila, +602 i morti. Pochi casi a Milano, ma anche per gli scarsi tamponi

Stavolta il sorriso è largo. Stavolta i numeri sono buoni. Non possiamo scendere i strada con le bandiere, ma il traguardo dei contagi zero, che resta lontanissimo, è qualche miglio più vicino.

I nuovi contagi registrati ieri è inferiore a 3mila, per la precisione 2.972, il dato più basso dal 13 marzo e quindi nell'ultimo mese. I contagi attuali sono saliti di sole 675 unità, raggiungendo quota 104.291 e si avvicina il giorno in cui inizieranno a scendere: non vorrà dire che non ci saranno stati nuovi casi ma che essi saranno inferiori al numero di nuovi morti e di nuovi guariti. Che ieri sono stati rispettivamente 602 (con il totale che raggiunge 21.067) e 1.695 (con il totale che raggiunge 37.130. Prosegue il calo, che va avanti ormai da una decina di giorni, del numero di ricoverati in terapia intensiva: sono 3.186, con una diminuzione di 74 unità. Il rischio che il delicatissimo sistema chiamato a salvare le vite dei pazienti più grave vada in sofferenza sembra finalmente scongiurato. Lo conferma anche Massimo Antonelli, direttore del dipartimento emergenza e rianimazione del policlinico Gemelli di Roma, intervenuto ieri nella conferenza stampa dalla sede della Protezione civile accanto (si fa per dire) al capo Angelo Borrelli: «I numeri delle terapie intensive sono in miglioramento. I ricoverati in quattro settimane in Lombardia sono 3.862. I dimessi 1.296, i degenti 1.340, con un 65 per cento di sopravvivenza. Per il Lazio, con impatto più contenuto, in un lasso di tempo simile abbiamo 424 pazienti. Un quarto è stato dimesso, un altro quarto è ancora degente, il tasso di sopravvivenza è identico, del 65 per cento». Diminuiscono anche i ricoverati in reparti ordinari, che sono 28.011 (-12) e quindi l'aumento dei nuovi casi va ad accrescere soltanto il plotone dei positivi con sintomi lievi che sono costretti all'isolamento domestico (73.094).

Per numero di casi attualmente positivi resta in testa la Lombardia (32.363), seguita da Emilia-Romagna (13.778), Piemonte (13.055), Veneto (10.736), Toscana (6.352), Lazio (4.022), Liguria (3.466), Marche (3.095), Campania (3.094) e Puglia (2.552). In coda Valle d'Aosta (559), Basilicata (265) e Molise (200).

E a proposito della Lombardia, anche nella regione più popolosa e più colpita d'Italia i numeri sono confortanti. I nuovi positivi al coronavirus sono 1.012, e i totali 61.326 e 241 nuovi decessi. La provincia di Milano ha raggiunto i 14.350 casi di coronavirus, con un aumento di 189, meno della metà dei 481 regstrati lunedì. A Milano ieri i casi accertati sono stati 57, lunedì erano stati 296, anche se va detto che il numero di tamponi fatti nelle ultime ventiquattr'ore è inferiore al solito. Un particolare che non toglie il sorriso all'assessore al Welfare Giulio Gallera: «La situazione ha trovato stabilità, per cui è bene che si parli del domani e di come progettare la riapertura, la ripresa». Gallera ha anche annunciato che la Lombardia sarà la prima regione in Italia a iniziare «i test sierologici con prelievo ematico. Stiamo facendo il massimo che il mercato ci consente con i tamponi, nonostante ci sia un problema oggettivo con i reagenti. Abbiamo coinvolti tutti i laboratori per processare i tamponi che facciamo». E Gallera pensa anche a una fase 2 alla lombarda, che partirà da un test sierologico di massa che partirà il 21 aprile: «Questo test sierologico serve per capire se gli anticorpi non solo ci sono, ma se sono anche immunizzanti». Il test, ha spiegato Gallera, sarà destinato a «coloro che devono rientrare a lavorare: sia gli operatori sanitari, che i cittadini dopo le loro quarantene. Lo faremo su tutto il territorio. Anche su Milano, con il combinato virologico-sierologico».

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