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Conte adesso rischia davvero: la sua uscita di scena non è più un tabù

I partiti di maggioranza giurano fedeltà al premier dimissionario. Ma l'ipotesi del "Ter" perde quota, a patto che Renzi faccia la mossa decisiva

Conte adesso rischia davvero: la sua uscita di scena non è più un tabù Esclusiva

Tutti con Conte. Mentre si lavora per andare oltre Conte, magari con una maggioranza più solida. Perché, al di là delle dichiarazioni ufficiali, l’ipotesi di cambio della guardia a Palazzo Chigi non è più un tabù. Per niente. A patto che a fare il lavoro sporco sia Matteo Renzi. Che ha già lanciato un segnale con l’ex ministra Teresa Bellanova: “Conte non è l’unico nome”. E se si tratta di fare la “mossa del cavallo”, Renzi non si farà pregare. Solo che serve la tempistica giusta. “Se pensano di fare come se nulla fosse, Italia viva non ci sta”, conferma a IlGiornale.it un deputato renziano di rango. “Semmai ci dovesse essere un Conte Ter – aggiunge il parlamentare – non possono credere di agire come hanno fatto finora. Mandavano un documento a mezzanotte e chiedevano una risposta all’alba”. Per questo, ragionano in Iv, la riproposizione dello stesso premier risulta ardua, nonostante venga ribadito a ogni livello: "Non mettiamo veti su nessuno".

Intanto le posizioni ufficiali dei partiti si sono delineate dopo una giornata di stallo, di tatticismi esasperati, fino a sprofondare nell’immobilismo. Il Movimento 5 Stelle ha ribadito che alle consultazioni porterà solo il nome del presidente del Consiglio dimissionario. “Massima lealtà”, sono state le parole di Luigi Di Maio per smentire i retroscena che attribuivano contatti con Matteo Renzi nell’ottica di un accordo anti-Conte. Stessa musica sullo spartito del Partito democratico: il segretario Nicola Zingaretti ha confermato che al Quirinale sarà chiesto un incarico a Conte. Ma con un passaggio non secondario sul “nuovo governo del cambiamento”. Un punto di partenza, dunque, è un forte rinnovamento della squadra. Un paletto fissato prima di partire.

Le mosse del Pd

“Non ci sarà alcun Conte 2 aggiustato. Questo è assodato”, spiega un deputato della maggioranza. Il primo siluramento sarebbe quello di Alfonso Bonafede dal ruolo di ministro della Giustizia. Del resto anche tra i grillini sono in pochi a difenderlo. E non sarebbe l’unico agnello sacrificale sull’altare di un nuovo esecutivo. Tuttavia, oltre il presente del giuramento di fedeltà al premier dimissionario, nel Pd l’oltre-Conte prende forma per un motivo sostanziale: le voci su un partito personale dell’ex “avvocato del popolo” ha alimentato più di un malumore. È stata vista come una scorrettezza nei confronti di chi lo ha sostenuto.

“Ma – dice a IlGiornale.it un parlamentare dem – sia chiaro che la segreteria non muoverà passi ufficiali su altri nomi, non c’è alcuna intenzione di fare strappi. La linea di Zingaretti è quella di non dare la sensazione di tramare”. Quindi, la strategia è quella di “attendere gli eventi”. Se Renzi proponesse uno scenario nuovo, capace di allargare la maggioranza ad altri pezzi centristi, a quel punto dalle parti del Largo del Nazareno ci sarebbe una presa di atto di due fatti politici concatenati: Conte non ha la maggioranza, mentre un altro premier avrebbe i numeri.

Il conto per i 5 Stelle

Certo, di mezzo c'è sempre il Movimento 5 Stelle con l’ala di Alessandro Di Battista contraria, a cominciare dalla senatrice Barbara Lezzi, a qualsiasi nuova intesa con Renzi. A quel punto il M5S metterebbe in conto qualche altra defezione: del resto ne ha già contate a frotte da inizio legislatura. Una più, una in meno non cambia, visto che non ci sono altre alternative. A meno di non voler precipitare al voto. “C’è una pandemia ancora in corso, il Recovery Plan, la campagna di vaccini, davvero vogliamo pensare alle elezioni?”, sbotta un deputato grillino, durante uno dei capannelli a Montecitorio. Un refrain di questa crisi di governo. “Sono state già rimosse le preclusioni nei confronti di Italia viva. Solo che serve qualche passo in avanti”, spiega un parlamentare pentastellato, ammettendo il nuovo orientamento del M5S. Sull’ipotesi di andare oltre Conte, la risposta è sibillina: “Abbiamo fatto e faremo il nome di Conte. Almeno per ora è così”. Poi, chissà. Conte inizia così ad assaporare la solitudine del leader scaricato. Gli attestati di stima riecheggiano come un commiato: una pacca sulla spalla e un grazie di tutto. L’avvocato è consapevole che il tempo non gioca a suo favore: occorre una trattativa-lampo, altrimenti prendono consistenza le altre ipotesi. E a sua sfavore gioca il fatto che il Presidente Mattarella non è intenzionato a mettere fretta. Il Colle vorrebbe far smaltire le tossine delle polemiche.

Le carte coperte per il dopo-Conte

“Non sarà una crisi breve”, prevede perciò un parlamentare che misura gli umori del Colle. Certo, per superare Conte occorrono alternative. La suggestione di Paolo Gentiloni, circolata nei Palazzi, suscita perplessità addirittura nel Pd. “Occupa un ruolo prestigioso in Europa, di garanzia per l’Italia. Perché dovrebbe mettersi a capo di un esecutivo insieme a chi, nella scorsa legislatura, era all’opposizione?”, sottolinea un esponente dem. Dal Movimento arriva un altro stop: “Scenario difficile da digerire”, mentre un altro parlamentare della maggioranza ironizza: “Devono sedarlo e bendarlo per fargli fare una scelta del genere”. Poi, tornando seri: “Certo, in questa legislatura ne abbiamo viste di ogni...”. L’aria che tira, insomma, è quella di tenere le carte coperte. “Attendiamoci sorprese”, è la sintesi di una fonte interna alla maggioranza.

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